mercoledì, agosto 27, 2008

NE SPOSO LE VIRGOLE...

Il professore immaginario
(di Francesco Merlo - Repubblica.it)

Gelmini1Non esiste una maniera raffinata di mostrare il dito medio, ma Mariastella Gelmini ci ha provato definendo i professori meridionali «dequalificati», cioè ignoranti. Li vede in mezze maniche, fannulloni alla Brunetta, alloggiati in monovani e pronti a spiegare il teorema di Pitagora (un altro "dequalificato" di Siracusa) ricorrendo alle "immagini" dialettali [...]

Come tutti i politici, la Gelmini, che di professione è avvocato, ha poi dettato alle agenzie di stampa una smentita che, come al solito, è una spaventata conferma, ma alla "don Abbondio", il quale non era un professore meridionale ma un intellettuale del Resegone, come appunto la signora. Il che non significa che i modelli negativi siano tutti settentrionali. C'è anche da ricordare, in questo caso, la paglietta napoletana, vale a dire l'avvocato che dice e non dice, che smentisce per confermare e conferma per smentire.

In realtà, le professioni intellettuali non sono come gli agrumi o il granturco e dunque "il professore meridionale" non esiste, ma esistono "i professori", che in Italia sono tutti maltrattati. Insomma, le intelligenze non hanno radici territoriali e se la signora volesse assistere a una lezione su Manzoni del professore Silvano Nigro, per esempio, potrebbe telefonargli a Catania dove abita e ha lungamente insegnato ("dequalificando" altri professori) e dove si è formato alla scuola dell' avellinese Carlo Muscetta e del siciliano Santo Mazzarino.

L'ultimo recentissimo scritto di Nigro, sul "Sole 24 Ore" di ieri, celebra, nel centenario della nascita, il siracusano Elio Vittorini. Passando attraverso Chrétien de Troyes, Georges Perec e Ugo Dionne, Nigro spiega che Vittorini è stato un grande stratega della sperimentazione grafica e della combinazione di linguaggi, ovvero degli incroci tra parole e immagini. Ma Vittorini è anche l'editore che rifiutò di pubblicare "Il Gattopardo", scritto da un altro siciliano. Ecco: chi dei tre è meridionale? Vittorini, che lavorava con la Bompiani e con la Einaudi? O Silvano Nigro che insegna alla Normale di Pisa e negli Stati Uniti? O l'autore del Gattopardo, metafora internazionale, molto letta persino a Brescia (ma non nel quartiere della Gelmini)? Una professoressa calabrese, Giulia Carpinteri, 60 anni, vorrebbe, attraverso "Repubblica", chiedere alla Gelmini dove si è laureata, con quali professori, quale tesi, con che voti.

La Carpinteri è una bella donna che ogni mattina va a scuola con il tailleur e un filo di perle ad ornamento della propria cultura classica: «Mi illudo di segnalare la mia distinzione umanistica e l'orgoglio di essere insegnante». La Carpinteri ricorda di essere stata allieva di Rosario Romeo (la Gelmini può trovarlo su Google), il quale ha "dequalificato" intere generazioni di studiosi italiani e stranieri ed era un uomo imponente, una specie di Montanelli robusto, elegante come tutti i bravi professori (ahi!, stavo per scrivere "meridionali") che nell'Italia sbracata hanno a cuore la dignità e il decoro della scuola. La Carpinteri oggi insegna a Roma dopo Scordia, Gallipoli, Milano e Firenze. Ad un professore meridionale (anche dequalificato) verrebbe facile ricordare che la compagine leghista al governo non ha un pedigree culturale né raffinato né decente. Ma sarebbe stupido imputare ai luoghi formativi, e dunque ai professori settentrionali, la degenerazione di Bossi e Calderoli. E sarebbe opporre dito medio a dito medio dire sciocchezze "sudiste" del tipo che Manzoni non sapeva scrivere, o lanciare Sciascia contro Svevo, Verga contro Calvino, Capuana contro Tozzi, Matilde Serao contro il maestro di Vigevano, Consolo contro Baricco, Bodei contro Giorello, Croce contro Bobbio, Piero Bevilacqua contro Franco Cardini, Canfora contro Luca Canali.

Secondo noi è la battaglia dell' ignoranza quella delle intelligenze attaccate come bandiere ai rispettivi diti medi. Molto meglio i pugni in tasca, vale a dire il disprezzo e la ribellione intellettuale che, secondo Gaetano Salvemini (di Molfetta), era connaturata alla superfetazione dei licei meridionali proprio perché erano (e sono?) i migliori. Plasmati sui valori aristocratici della cultura classica, i professori meridionali erano, insomma, indisponbili a convivere con l' Italietta. Al contrario della nostra ministra, Salvemini li riteneva troppo colti per sopportare, non la povera Gelmini, ma Mussolini e Giovanni Gentile. Ecco: malgrado la crisi, i salari scandalosamente bassi, il bullismo e le devastazioni politiche... i professori meridionali, se proprio vogliamo farli esistere, sono gli eredi dell' aristocrazia culturale italiana. Con Cartesio ed Hegel, con Hobbes e Tocqueville... con Augusto Del Noce e con la neurochirurgia barese, con gli acceleratori di particelle atomiche e con i maestri del Diritto, della Matematica e della fisica, sono certamente pronti a resistere alla signora di Brescia che vorrebbe che l' umanesimo, come gli elefanti, tornasse a morire dove è nato, nel Mediterraneo.

8 commenti:

Anna ha detto...

Bravissima Merinica. Poi, che vuoi?, questa Gelmini è una politica, non ci vuole una sola parola in più.

merinica ha detto...

grazie anna! la tua solidarietà dalla spagna mi conforta molto. sa ti va mandami un post sulla situazione dei docenti spagnoli: formazione, stipendio, didattica ecc...kiss!

Anna ha detto...

Dello stipendio non ti posso parlare, perché non so, forse la mia insegnante d’italiano, le chiederò.

Prima ti devo parlare del sistema educativo spagnolo, è un grande sbaglio.

La primaria, che va dai tre ai 12 anni, sta benissimo, ma poi s’incomincia la E.S.O (educazione secondaria obbligatoria), dai 12 a 16 anni, e qui c’è lo sbaglio. È obbligatorio che i ragazzi siano nell’aula fino a 16 anni e, quando uno non ha voglia di studiare, fino ai 14 anni si può fare qualche cosa, ma dai 14 ai 16 anni, si fa molto difficile controllare un ragazzo che non vuole lavorare. Ma il ragazzo dove restare là, nell’aula, disturbando, scherzando e non lasciando fare il suo lavoro all’insegnante. E come c’è qualcuna mente pensante che crede che democrazia e autorità non possono andare della mano, l’insegnante non ha nessun’autorità per fare andare via al ragazzo che da fastidio. Il risultato è che dai 14 ai 16 anni, ci sono dei ragazzi che vanno d’una scuola all’altra per finire la E.S.O.

Poi, ci sono due anni, dai 16 ai 18, per fare il liceo superiore, dopo i quali si fa un esame che assomiglia alla maturità. Questo sta bene, perché qui solo vanno quelli che vogliono fare una laurea e non è obbligatorio.

La formazione dei docenti è buona ma c’è un gran numero di docenti dell’ESO che finiscono con depressione perché non possono fare il suo lavoro.

D’altro, e per causa de non so che cosa, il livello dell’educazione è disceso tantissimo, sopratutto nella scuola pubblica, dove ci sono tanti conflitti, quindi si vuoi una educazione decente per i tuoi figli, devi portargli nella scuola privata, ma non tutte le scuole private stano bene.

Ognuna volta che qualcun governo vuole fare qualcosa per migliorare la educazione, c’è un cambio di governo e finisce la riforma.
In conclusione, ogni volta ti costa di più educare ai tuoi figli, ogni volta l’uguaglianza nelle opportunità è più lontana.
Deprimente, vero?

merinica ha detto...

oh, Anna, mi sembrava proprio che stessi parlando dei problemi del sistema scolastico italiano!
Ma credo che le turbolenze dei ragazzi siano un problema planetario. Gli adolescenti sono inquieti perchè siamo inquieti e insoddisfatti noi adulti, loro sono soli a gestirsi il futuro e non hanno modelli a cui riferirsi. Chi sta al governo dovrebbe pensare sì all'autorevolezza della scuola, ma anche all'accoglienza adeguata per le nuove generazioni.
grazie mille, Anna, per le preziose notizie!

Anna ha detto...

Oh, non so perché ma quando più conosco dell’Italia più mi sembra che ci assomigliamo tantissimo............
Io pensavo che il vostro sistema scolastico era migliore, che qualcuno prendeva sul serio la educazione.
Ma Bologna è uscita da voi e mi sembra che non mi piacerà.

Anna ha detto...

Ah, ti dirò una cosa che ti piacerà. Mia figlia mi ha detto che per lei fare l’insegnante è la professione più importante d’una società, perché fanno il futuro, e che sia quello che sia il suo stipendio, è poco.

LauBel ha detto...

bellissimo il paragone tra la gelmini e don abbondio... peccato che, secondo me, il carattere manzoniano pur nella sua atavica ambiguità, risulti comunque consapevole di questo suo limite e, quindi, in qualche modo "simpatico"... in ogni caso concordo pienamente con te: la gelmini sta collezionando una serie di brutte figure!

merinica ha detto...

@anna: sono d'accordo con tua figlia, insegnare è il lavoro più importante di una collettività perchè forma cittadini, peccato però che a esserne convitni siamo in pochi...;-)

@laubel: la gelmini non è mai stata in quartieri come scanzano di castellammare di stabia dove la formazione delle classi tiene conto dell'appartenenza ai clan camorristici rivali e dove il voto di condotta fa un baffo ai boss in erba. il mio preside, uomo saggio e capace, sai cosa diceva di fronte alla mia disperazione e impotenza? "prof.ssa anche se in classe giocano a pallone, li faccia entrare perchè a casa le mamme a quest'ora si stanno prostituendo ed è meglio che i figli stiano a scuola piuttosto che in strada".
va bene la severità e l'autorevolezza, ma nella scuola serve soprattutto la sostanza. ciao!