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  • giovedì, settembre 17, 2009

    MAPPE: IL DITO E LA LUNA


    PARTE AL TEATRO DELLE ROSE UNA STAGIONE TUTTA DEDICATA ALLA SCUOLA, AI RAGAZZI, ALLE FAMIGLIE

    Dieci anni di lavoro dedicato alle nuove generazioni e un rapporto che si rinnova anche quest’anno con idee nuove e stimolanti.
    Parte dal 2 ottobre al Teatro delle Rose di Piano di Sorrento, con la conferenza stampa di presentazione alle ore 11,00, la sesta rassegna teatrale e cinematografica “Mappe: il dito e la luna”, un’idea nata per i bambini e i ragazzi, ma che coinvolge anche insegnanti e famiglie. Un progetto che ha come obbiettivo quello di “educare” tramite il teatro e al teatro e creare sempre più occasioni di incontro tra adulti e ragazzi.
    Con l’aiuto di compagnie professionali, Carmen Mascolo e Antonio Mirone, gestori del Cinema Teatro delle Rose, cercano di viaggiare alla scoperta di mondi vicini e lontani, alla conoscenza di personaggi stravaganti, di storie inventate e mai vissute e di altre commoventi e dolorosamente reali, cercando di affrontare in modo scherzoso e con l’aiuto delle diverse forme espressive dell’arte, argomenti come i diritti del bambino, le paure, la legalità, la raccolta differenziata, il bullismo, la camorra e il razzismo.
    Al termine di ogni spettacolo è consuetudine della Compagnia ospite, rimanere a disposizione degli studenti e dare loro la possibilità di incontrare registi, attori, esperti e tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione della messa in scena per riflettere insieme sul significato di ciò che hanno visto sul palcoscenico. Il risultato di questo incontro si è sempre rivelato un utile momento di scambio e riflessione sia per gli artisti che per i giovani studenti ai quali, in questo modo, viene data la possibilità di conoscere da vicino un mondo affascinante e magico come quello del teatro.
    Sempre presenti gli spettacoli di grande successo tra i ragazzi, in lingua straniera, inglese e francese, con l’intento, attraverso il teatro, di rendere “vive” le lingue anche con l’aiuto di un dibattito in lingua con gli alunni a fine spettacolo.
    Quanto al cinema, i film scelti sono quelli presentati nei migliori festival di cinema per ragazzi e non, con l’aiuto dell’Agiscuola che li seleziona per contenuto e fascia d’età.
    I bambini ed i giovani come principali interlocutori del nostro essere teatranti, rappresentano la conseguenza naturale del progetto artistico, considerando anche l’impegno che Compagnia del Teatro delle Rose dedica all’Animazione Teatrale con progetti di laboratori, animazioni, spettacoli negli ambiti più disparati.
    Il successo si vede e la risposta c’è se è vero come è vero che il lavoro viene premiato di anno in anno da una partecipazione sempre maggiore e dal grande interesse con il quale le scuole seguono le rassegne di cinema e teatro, movimentando una platea non solo della Penisola Sorrentina, ma di tutta la Campania.
    “Noi continuiamo con grande passione convinti che il teatro, il cinema e l’educazione sono realtà che vanno di pari passo perché possiedono finalità comuni” dicono Carmen Mascolo e Antonio Mirone, “da un lato la pedagogia pone al centro dell’azione educativa la persona con tutte le sue potenzialità da sviluppare; dall’altro il teatro persegue lo stesso obbiettivo attraverso attività che stimolano lo sviluppo della creatività e della comunicazione; dall’altro ancora il cinema educa all’uso dei linguaggi multimediali e alla grammatica delle immagini, codice oggi più usato dalle nuove generazioni”.
    Insomma, sul territorio della penisola Sorrentina, la città di Piano di Sorrento si distingue ancora una volta per la presenza sul territorio di un’agenzia culturale come il Cinema Teatro delle Rose che conferma anche quest’anno l’importante opera di promozione socio-culturale trasversale a tutte le generazioni.

    mercoledì, agosto 19, 2009

    NUOVO EVENTO ETA BETA: DA NON PERDERE!!!


    I MONDI DI FABRIZIO DE ANDRE’: A 10 ANNI DALLA SCOMPARSA
    DUE SERATE-CONCERTO DEDICATE ALL’ARTISTA GENOVESE

    A Piano di Sorrento sarà il Senatore Franco Malvano, Assessore Provinciale alla Legalità e Sicurezza e la dott.ssa Lucia Rea Componente della Commissione Nazionale Antimafia a inaugurare la due giorni dedicata al cantautore genovese Fabrizio De Andrè scomparso dieci anni fa. L’evento “I mondi di Fabrizio De Andrè”, organizzato dall’Associazione Culturale-Musicale Eta Beta, con il patrocinio della Provincia di Napoli e con il contributo dell’Assessorato alla Cultura e Spettacolo della Città di Piano di Sorrento è articolato in due serate-concerto curate in collaborazione con il Marianiello Jazz Caffè e si terrà nei giorni 21 e 22 agosto presso il Chiostro dell’Immacolata alle ore 20,30.
    L’iniziativa dei concerti-tributo, prima di una nuova serie che l’Associazione Eta Beta intende intraprendere col nome di “Progetti d’Autore”, è un omaggio alla figura dell’artista e dell’uomo De Andrè. “Non si tratta solo di uno spettacolo musicale, ma di uno sguardo all’intera vicenda artistica del massimo esponente della canzone d’autore italiana”, dice Franco Maresca, direttore artistico della manifestazione, cultore musicale e profondo conoscitore di De Andrè, “infatti tutte le canzoni previste nelle due serate sono state scelte in base alla loro appartenenza ad una delle quattro aree tematiche tra le più significative dell’autore genovese: l’amore tra sacro e profano; La guerra e i conflitti umani; La giustizia e le ingiustizie; Il destino e le minoranze.”
    “Altro criterio di scelta” aggiunge Franco Maresca “è l’esecuzione e rappresentazione dei brani di tutta la discografia ufficiale, in forma non cronologica. L’apertura di entrambe le serate sarà affidata ai due pezzi più celebri e popolari: La guerra di Piero e La Canzone di Marinella. Le chiusure saranno invece affidate a quei pezzi più coinvolgenti e trascinanti come Zirichiltaggia, A’ dumenega , Il Pescatore, Volta la carta. Anche la scelta dei vari gruppi invitati per le esibizioni è stata dettata da un preciso intento: affidare a ognuno i brani che maggiormente si addicevano alle loro caratteristiche artistiche, chiedendo a tutti di re-interpretarli alla loro maniera. Questo allo scopo di mostrare quanto sia forte l’influenza musicale e più in generale culturale, di De Andrè a 10 anni dalla sua scomparsa.”
    E a dimostrarlo è stata l’immediata disponibiltà degli artisti della Penisola Sorrentina, ognuno proveniente da aree musicali e artistiche anche molto diverse tra loro (lirica, jazz, etno, rock, blues, musica leggera, cantautori, teatro-canzone, scuole di danza, attori), i quali hanno aderito con grande entusiasmo alla manifestazione per celebrare un artista che è patrimonio culturale di tutti.
    Giancarlo d’Esposito, Assessore alla Cultura e Spettacolo della Città di Piano di Sorrento e appassionato dell’artista genovese, dice “Cantastorie, cantautore, menestrello, poeta: in tanti forse troppi durante gli anni del suo percorso artistico hanno cercato di definire il talento di De Andrè cercando di ‘appiccicargli’ un'etichetta: tempo perso, Fabrizio De Andrè è (mi piace ricordarlo al presente) l'indefinibile per eccellenza, troppo grande la sua bravura per ingabbiarlo con una parolina. Sarà interessante esplorarne i tanti mondi che ci ha lasciato, in un'immensa eredità artistica fatta di provocazioni, passione civile e tanta ironia.”.

    Questo il ricco programma delle due serate:
    I° SERATA - VENERDI’ 21 AGOSTO



    L’AMORE TRA SACRO E PROFANO

    LA CANZONE DI MARINELLA
    PASQUALE DE ROSA
    Giuliana Umbri- voce
    Lia Galano – piano
    Giuseppe Miele – sax tenore
    Raffaele Carrino - basso
    Pasquale De Rosa – batteria

    VIA DEL CAMPO – AMORE CHE VIENI, AMORE CHE VAI – LA CANZONE DELL’AMORE PERDUTO
    LAURO ATTARDI
    Lauro Attardi – chitarra, voce
    Lauro Castellano – piano
    Antonino Apreda – mandolino
    Giulia di Francia - tammorra

    AVE MARIA
    ANNA MARIA GARGIULO - soprano
    Antonino De Rosa - piano

    RIMINI – LA CANZONE DEL MAGGIO
    LIUTERIA 13 & CO
    Rosario Esposito - chitarra, voce

    LA GUERRA E I CONFLITTI UMANI

    UNA STORIA SBAGLIATA – LA CATTIVA STRADA
    NEL DELIRIO DI ELIA
    Peppe de Angelis - basso
    Salvatore di Palma - chitarra
    Cesare di Nola - armonica
    Fabio Russo – batteria

    SIDUN
    SCUOLA DI DANZA PATTY SCHISA – coreografia

    LA GIUSTIZIA E LE INGIUSTIZIE

    RECITATIVO – LA COLLINA – IL SUONATORE JONES – SOGNO NUMERO 2
    MANGIAVETRO
    Mario delli Franci - chitarra, voce
    Valentina Porzio - voce
    Massimiliano delli Franci - basso
    Iacopo Panarese - chitarra
    Simona Simone - fisarmonica, ocarina, voce
    batteria

    GEORDIE
    CON UNA CORDA D’ORO
    Serena Miniero- voce
    Franco Maresca- chitarra
    Marcello Casa – basso
    Jacopo Maresca – programmazioni, percussioni, piano

    IL DESTINO E LE MINORANZE

    CREUZA DE MA’ – ‘A DUMENEGA – ZIRICHILTAGGIA - BOOGIE WOOGIE MOON
    Gerardo Attanasio – voce, chitarra
    Giuseppe D'Amora – basso
    Antonio Ruocco - violino e mandolino
    Rosario Fiorelli – batteria


    II° SERATA – SABATO 22 agosto ’09


    LA GUERRA E I CONFLITTI UMANI

    LA GUERRA DI PIERO - ANDREA
    HIDDEN BACKWAY
    Francesco Lardaro - voce
    Daniele Aiello - chitarra
    Pietro Celentano - chitarra
    Luigi Savino - basso
    Alberto Oliva – batteria

    AMICO FRAGILE - GIUGNO ‘73
    HARDOGS
    Alfonso (Fofò) Bruno - voce, chitarra
    Laura Celentano - voce
    Rudy Esposito- basso
    Floro Pappalardo – batteria

    LA GIUSTIZIA E LE INGIUSTIZIE

    IL TESTAMENTO DI TITO – UN GIUDICE - VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE
    MANGIAVETRO
    Mario delli Franci - chitarra, voce
    Valentina Porzio - voce
    Massimiliano delli Franci - basso
    Iacopo Panarese - chitarra
    Simona Simone - fisarmonica, ocarina, voce
    batteria

    L’AMORE TRA SACRO E PROFANO

    BOCCA DI ROSA
    Virginia Aversa – voce recitante

    ALL’ACQUA DELLA CHIARA FONTANA - LE PASSANTI - LA CANZONE DELL’AMORE PERDUTO
    Fofò Delli Franci –chitarra, voce
    Marco Calice – chitarra, tromba

    TRE MADRI
    Emma Innacoli – soprano
    Maurizio Aiello – violino
    Lauro Castellano – piano

    SPIRITUAL
    Carmelo d’Esposito – tenore
    Daniela Coppola – coro
    Argia d’Esposito – coro
    Claudia Gargiulo – coro
    Ivana Ruggiero - coro

    SIDUN
    SCUOLA DI DANZA PATTY SCHISA – coreografia

    IL DESTINO E LE MINORANZE

    KHORAKHANE (A FORZA DI ESSERE VENTO)
    ACUSTIC DUO
    Alfonso (Fofò) Bruno - chitarra
    Laura Celentano – voce

    LE NUVOLE
    Luigi de Maio - violino
    Mariella Nica – voce recitante

    DON RAFFAE’ – VOLTA LA CARTA – IL PESCATORE
    Gianni Iaccarino – voce
    Felice Cacace – tastiere
    Jacopo Maresca – batteria

    Lina Aversa – voce recitante
    Antonino Maresca – voce recitante

    martedì, agosto 04, 2009

    700 MILIONI DI EURO PER LA MONNEZZA CAMPANA CHE FINE HANNO FATTO?

    SANDRO RUOTOLO A VILLA FONDI PER IL LIBRO
    LA CASTA DELLA MONNEZZA
    di VINCENZO IURILLO E BRUNO DE STEFANO

    Sarà il noto giornalista di Rai due e di Annozero, Sandro Ruotolo, a introdurre il libro di Vincenzo Iurillo “La Casta della Monnezza” nell’incontro con l’autore che si terrà a Piano di Sorrento sabato 8 agosto alle ore 20,30 sulla splendida terrazza di Villa Fondi.
    All’evento organizzato dall’
    Associazione Culturale Eta Beta con il patrocinio dell’Assessorato alla cultura e spettacolo della Città di Piano di Sorrento, la presenza di Ruotolo sottolinea l’indubbia attualità dei temi affrontati nel volume dove è fin troppo facile l’assimilazione della monnezza dei cassonetti con la monnezza politica.
    La Casta della Monnezza, scritto a due mani da Bruno De Stefano e Vincenzo Iurillo è una raccolta di biografie con tanto di curricula dei politici tra più “famosi” della Campania, quelli che si ricordano per la loro immorale gestione quotidiana della cosa pubblica.
    La letteratura del passato studiata sui banchi di scuola, da Cornelio Nepote a Petrarca, passando per Svetonio, Girolamo e Boccaccio, ci aveva abituati ai De Viris Illustribus, alle opere cioè sui grandi uomini, quelli distintisi per meriti culturali, sociali e soprattutto politici.
    Ma tant’è. Oggi è tale la deriva culturale e morale in cui viviamo che argomento di successo è il malcostume, la corruzione, il crimine. E così il De Viris Illustribus di Iurillo è La Casta della Monnezza, una bella raccolta di ritratti di loschi figuri che hanno attraversato e attraversano la politica campana e nazionale e che diventano “illustri” per aver amministrato il denaro pubblico rapacemente, all’insegna dello spreco, sprezzanti del rischio e incuranti delle conseguenze per i cittadini.
    Sono
    40 ritratti di uomini politici spregiudicati che, da destra e da sinistra, sfilano davanti ai giudici per nulla intimiditi dai processi e dalle inchieste e pronti a vestire nuove casacche nel loro impunito volteggiare trasformista. Nel libro i nomi sono tanti: Antonio Bassolino, Vincenzo De Luca, Alfonso Pecoraro Scanio, Clemente Mastella, Nicola Casentino, Italo Bocchino, Enrico Cardillo, Nicola Ferraro, per citarne solo alcuni, e i reati di cui sono accusati sono i più disparati.
    Insomma, in 380 pagine Iurillo e De Stefano affrontano lucidamente un disastro tutto campano, mettendo a nudo il sistema politico clientelare foraggiato dal bisogno disperato del posto di lavoro e al contempo denunciando l’incompetenza politica che paralizza la macchina amministrativa e immiserisce ancora di più il nostro territorio. E dunque, ancora una volta politici “
    Mediocri” e “Impuniti”, per citare i titoli di due libri di Antonello Caporale.
    Sarà interessante ascoltare l’analisi lucida di Vincenzo Iurillo, giornalista professionista di chiara onestà intellettuale e poco simpatico a chi è avvezzo al compromesso, e la testimonianza di un grande giornalista di frontiera come Sandro Ruotolo che con Annozero ha condotto quest’inverno, e proprio sul campo minato del territorio campano, le battaglie più dure.
    Appuntamento, dunque, a sabato 8 agosto ore 20,30 sulla terrazza di Villa Fondi a Piano di Sorrento. Moderatrice dell’incontro sarà Mariella Nica, gli
    interventi musicali saranno curati da Alberto Nica. Seguirà una degustazione a cura della Gastronomia Happy Days e della Casa Vinicola De Rosa di Sorrento.





    martedì, luglio 21, 2009

    CensureRai...

    Ne discutevo a pranzo con i miei: annullare o meno l'abbonamento rai, tanto basta leggere le notizie in internet per capire che la rai è censurata dalle 00 alle 24.
    Era un'ipotesi e se n'è parlato, punto.
    Poi sul blog di Oscar leggo le sue riflessioni sulla vicenda papa e altro ancora.
    Che schifo, salvavo almeno rai tre, ma ora... FANCULO LA RAI!

    Domenico Balducci rimosso dal suo incarico dopo le polemiche per un servizio sul Papa.

    Domenico Balducci era fino a domenica scorsa il vaticanista del tg3. Dopo il servizio andato in onda nel telegiornale delle 19,00 e in seguito alla polemica che ne è scaturita il direttore, Antonio Di Bella ha rimosso dal suo incarico il giornalista. Ma cosa ha detto Balducci per scatenare questa polemica?
    Il giornalista aveva parlato dei «proverbiali quattro gatti che ancora hanno il coraggio e la pazienza di ascoltare le sue parole» riferendosi al Papa. C’è stata un’alzata di scudi. «Deriva anticlericale del tg3», ha tuonato tal Giorgio Merlo, vicepresidente della Vigilanza Rai in quota partito democratico. Non ha aspettato, Merlo intendo, neanche che il centro destra aprisse bocca, lo ha fatto direttamente lui scavalcando a destra lo stesso centro destra.
    Non voglio prendere le parti di Balducci che saprà sicuramente difendersi da solo ma mi preme dire due cose. La prima è che nell’affermazione del giornalista non ci trovo niente di anticlericale. È un’affermazione che può essere contestata ma non è anticlericale. Che siano quattro gatti che hanno il coraggio e la pazienza di ascoltare il Papa e più in generale i preti nelle chiese è una banale verità. Chiunque può andare in chiesa, dal lunedi alla domenica e constatare che ci sono poche, pochissime persone a seguire le funzioni religiose. Se non consideriamo le cerimonie come battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e funerali, le chiese sono quasi sempre vuote.
    Quindi dov’è il problema? E in ogni caso se il giornalista ha espresso un punto di vista con un giudizio che può essere considerato sgradevole è questa una motivazione valida per allontanarlo dalla sua funzione?
    Povero quel paese che ha bisogno di eroi.

    Non vendete o affittate agli extracomunitari.
    Non è un remake degli anni cinquanta/sessanta quando gli extracomunitari eravamo noi, uomini e donne del sud, che andavamo a lavorare al nord per far grande la Fiat e le altre grandi fabbriche del nord, ma è un appello contenuto nel bollettino ufficiale del comune di Gerenzano, in provincia di Varese, a firma di Cristiano Borghi, assessore alla sicurezza dello stesso comune. Dopo i cori di Salvini, contro i napoletani, ecco un’altra perla dei dirigenti della Lega Nord. Sono talmente ignoranti e rozzi e provo una nausea così forte al solo pensarli che non voglio spendere neanche una parola in più della semplice notizia.
    Povero quel paese che ha bisogno di eroi.

    domenica, luglio 12, 2009

    LIBERI, LIBERI SIAMO NOI...

    Ecco perché quest'uomo è un grande...


    Il nemico della stampa

    Umberto Eco, L' espresso, 09-07-2009

    Sarà il pessimismo della tarda età, sarà la lucidità che l'età porta con sé, ma provo una certa esitazione, frammista a scetticismo, a intervenire, su invito della redazione, in difesa della libertà di stampa. Voglio dire: quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa vuole dire che la società, e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie che definiremo 'robuste' non c'è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla.

    Questa la prima ragione del mio scetticismo, da cui discende un corollario. Il problema italiano non è Silvio Berlusconi. La storia (vorrei dire da Catilina in avanti) è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e (talora) alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l'interesse della comunità. È che non sempre questi uomini hanno conquistato il potere a cui aspiravano, perché la società non glielo ha permesso. Quando la società glielo ha permesso, perché prendersela con questi uomini e non con la società che li ha lasciati fare?

    Ricorderò sempre una storia che raccontava mia mamma che, ventenne, aveva trovato un bell'impiego come segretaria e dattilografa di un onorevole liberale - e dico liberale. Il giorno dopo la salita di Mussolini al potere quest'uomo aveva detto: "Ma in fondo, con la situazione in cui si trovava l'Italia, forse quest'Uomo troverà il modo di rimettere un po' d'ordine". Ecco, a instaurare il fascismo non è stata l'energia di Mussolini (occasione e pretesto) ma l'indulgenza e la rilassatezza di quell'onorevole liberale (rappresentante esemplare di un Paese in crisi).

    E quindi è inutile prendersela con Berlusconi che fa, per così dire, il proprio mestiere. È la maggioranza degli italiani che ha accettato il conflitto di interessi, che accetta le ronde, che accetta il lodo Alfano, e che ora avrebbe accettato abbastanza tranquillamente - se il presidente della Repubblica non avesse alzato un sopracciglio - la mordacchia messa (per ora sperimentalmente) alla stampa. La stessa nazione accetterebbe senza esitazione, e anzi con una certa maliziosa complicità, che Berlusconi andasse a veline, se ora non intervenisse a turbare la pubblica coscienza una cauta censura della Chiesa - che sarà però ben presto superata perché è da quel dì che gli italiani, e i buoni cristiani in genere, vanno a mignotte anche se il parroco dice che non si dovrebbe.

    Allora perché dedicare a questi allarmi un numero de 'L'espresso' se sappiamo che esso arriverà a chi di questi rischi della democrazia è già convinto, ma non sarà letto da chi è disposto ad accettarli purché non gli manchi la sua quota di Grande Fratello - e di molte vicende politico-sessuali sa in fondo pochissimo, perché una informazione in gran parte sotto controllo non gliene parla neppure?

    Già, perché farlo? Il perché è molto semplice. Nel 1931 il fascismo aveva imposto ai professori universitari, che erano allora 1.200, un giuramento di fedeltà al regime. Solo 12 (1 per cento) rifiutarono e persero il posto. Alcuni dicono 14, ma questo ci conferma quanto il fenomeno sia all'epoca passato inosservato lasciando memorie vaghe. Tanti altri, che poi sarebbero stati personaggi eminenti dell'antifascismo postbellico, consigliati persino da Palmiro Togliatti o da Benedetto Croce, giurarono, per poter continuare a diffondere il loro insegnamento. Forse i 1.188 che sono rimasti avevano ragione loro, per ragioni diverse e tutte onorevoli. Però quei 12 che hanno detto di no hanno salvato l'onore dell'Università e in definitiva l'onore del Paese.

    Ecco perché bisogna talora dire di no anche se, pessimisticamente, si sa che non servirà a niente.

    Almeno che un giorno si possa dire che lo si è detto

    DAL BLOG DI STEPNIAK

    sabato, luglio 04, 2009

    LEGA! LEGA! LEGA! ALALà

    ricevo da Stepniak

    Ora l'italia è più cattiva

    di ADRIANO SOFRI


    Variando Pietro Nenni ("Da oggi siamo tutti più liberi") il governo ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. Da ieri, siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi. Più insicuri e ipocriti, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri.
    Infermieri e domestiche e badanti di vecchi e bambini, quello che abbiamo di più prezioso (e di prostitute, addette ad altre cure corporali), e lavoratori primatisti di morti bianche, e li chiamiamo delinquenti e li additiamo alla paura.

    Ci sono centinaia di migliaia di persone che aspettano la regolarizzazione secondo il capriccio dei decreti flussi, e intanto sul loro lavoro si regge la nostra vita quotidiana, e basta consultare le loro pratiche di questura per saperne tutto, nome cognome luogo di impiego e residenza, nome e indirizzo di chi li impiega.

    La legge, vi obietterà qualcuno, vuole colpire gli ingressi, non chi c'è già: non è vero. La legge vuole e può colpire nel mucchio. È una legge incostituzionale, non solo contro la Costituzione italiana, ma contro ogni concezione dei diritti umani, e punisce una condizione di nascita - l'essere straniero - invece che la commissione di un reato. Dichiara reato quella condizione anagrafica. Ci si può sentire più sicuri quando si condanna a spaventarsi e nascondersi una parte così ingente e innocente di nostri coabitanti? Quando persone di nascita straniera temano a presentarsi a un ospedale, a far registrare una nascita, a frequentare un servizio sociale, o anche a rivolgersi, le vittime della tratta, ad associazioni volontarie e istituzionali (forze di polizia comprese) impegnate a offrir loro un sostegno. Quando gli stranieri temano, come avviene già, mi racconta una benemerita visitatrice di carceri, Rita Bernardini, di andare al colloquio con un famigliare detenuto, per paura di essere denunciato? Lo strappo che gli obblighi della legge e i suoi compiaciuti effetti psicologici e propagandistici provoca nella trama della vita quotidiana non farà che accrescere la clandestinità, questa sì lucrosa e criminale, di tutti i rapporti sociali delle persone straniere. È anche una legge razzista?

    Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì. Questa legge prende a pretesto i matrimoni di convenienza per ostacolare fino alla persecuzione i matrimoni misti, ostacola maniacalmente l'unità delle famiglie, fissa per gli stranieri senza permesso di soggiorno una pena pecuniaria grottesca per la sua irrealtà - da 5 a 10 mila euro, e giù risate - e in capo al paradosso si affaccia, come sempre, il carcere. Carcere fino a tre anni per chi affitti una stanza a un irregolare: be', dovremo vedere grandiose retate. Galera ripristinata - bazzecole, tre anni - a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni. Quanto alle galere per chi non abbia commesso alcun reato, salvo metter piede sul suolo italiano, ora che si chiamano deliziosamente Centri di identificazione e di espulsione, ci si può restare sei mesi! Sei mesi, per aver messo piede.

    Delle ronde, si è detto fin troppo: e dopo aver detto tanto, sono tornate tali e quali come nella primitiva ambizione, squadre aperte a ogni futuro, salvo il provvisorio pudore di negar loro non la gagliarda partecipazione di ammiratori del nazismo, ma la divisa e i distintivi.

    Tutto questo è successo. Ogni dettaglio di questo furore repressivo è stato sconfessato e accantonato nei mesi scorsi, spesso per impulso di gruppi e personalità della stessa maggioranza, e gli articoli di legge sono stati ripetutamente battuti nello stesso attuale Parlamento introvabile. È bastato aspettare, rimettere insieme tutto, e nelle versioni più oltranziste, imporre il voto di fiducia - una sequela frenetica di voti di fiducia - e trionfare. Un tripudio di cravatte verdi, ministeriali e no, con l'aggiunta di qualche ex fascista berlusconizzato. (Perché non è vero che il berlusconismo si sia andato fascistizzando: è vero che il fascismo si è andato berlusconizzando). La morale politica è chiara. Il governo Berlusconi era già messo sotto dalla Lega ("doganato": si può dire così? Doganato dalla Lega). Ora un presidente del Consiglio provato da notti bianche e cene domestiche è un mero ratificatore del programma leghista. Ma la Chiesa cattolica, si obietterà, ha ripetuto ancora ieri il suo ripudio scandalizzato del reato di clandestinità e la sua diffidenza per le ronde e in genere lo spirito brutale che anima una tal idea della sicurezza. Appunto. Berlusconi è politicamente ricattabile, ma non da tutti allo stesso modo. Dalla Lega sì, dalle commissioni pontificie no, perlomeno non da quelle che si ricordano che il cristiano è uno straniero.

    Un ultimo dettaglio: le carceri. Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64 mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: "Le carceri scoppiano, c'è da temere il ritorno della violenza, un'estate di rivolte". Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l'umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La domanda se questi siano uomini.
    "L'unica razza che conosco è quella umana.
    Il razzismo è una brutta malattia."
    (Albert Einstein)

    "Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non
    abbiamo imparato l'arte di vivere come fratelli."
    (Martin Luther King)

    "Le parole sono pericolose. Certe vengono usate per ferire e umiliare, per
    alimentare la diffidenza e persino l'odio. Di altre viene distorto
    profondamente il significato per sostenere intenzioni di gerarchia e di
    discriminazione. Altre ancora sono belle e allegre. Bisogna rinunciare alle
    idee preconcette, a certi modi di dire e proverbi che vanno nel senso della
    generalizzazione e per conseguenza del razzismo."
    (T.B. Jelloun)


    "Il razzismo è l'espressione del cervello umano ridotta ai minimi termini."
    (Rigoberta Menchù)

    mercoledì, giugno 17, 2009

    L'ITALIA DELLE LIBERTA'...

    Da: coordinamento.pace [mailto: coordinamento.pace@alice.it ]
    Inviato: mercoledì 17 giugno 2009 5.40
    Oggetto: Ylenia la prima vittima

    di Silvia Balestra, scrittrice

    Russa, ucraina, o bielorussa, detta Ylenia ma di nome Vira, 40 anni da compiere, oppure 45.

    Le poche notizie che si sanno di lei arrivano dalla Puglia confuse, frammentarie,il suo passaporto era addirittura custodito altrove, in unacasa dove alloggiano altre donne come lei, immigrate dell’est. Forse aveva un figlio, forse era arrivata in Italia da due anni, forse aveva trovato quel lavoro da poco: chissà, gli unici effetti personali presenti nella sua camera erano giornali russi, medicinali con caratteri in cirillico e trenta euro nel portafogli. Quel che è certo è che era una badante e che è morta di aborto, forse spontaneo. Non è un caso che all'inizio si sappia poco di lei, perché questa donna morta dissanguata era una clandestina in un paese che voleva tenerla in una clandestinità così conveniente: rende ricattabili, favorisce lo sfruttamento, abbassa i costi di un lavoro che più nero non si può, fatto nel chiuso delle case e in segreto. Tanto era fantasma, tanto era reclusa, spaventata, minacciata dalle nostre leggi sempre più feroci e spietate che, pur di non rischiare una denuncia facendosi curare, andando dal dottore, o in ospedale, Vira Orlova ha preferito non chiedere aiuto a nessuno, ed è morta in casa dell'anziana che accudiva. Il sangue raccolto in una bacinella, la notte passata chiusa in camera, la morte in bagno dopo un malore: i dettagli della sua fine raccontano di una vita di cui, normalmente, non si vuol sapere. Infatti
    ne hanno scritto in pochi e solo City – il free magazine molto letto dagli stranieri – le ha dedicato la prima pagina. Eppure devono essere state un incubo le sue ultime ore, solitarie e dolorose, con lo spettro del reato di clandestinità davanti agli occhi e il rischio di perdere il lavoro. Vira è un’altra vittima delle nuove leggi in materia di immigrazione e sicurezza.
    Era innocente.

    lunedì, giugno 15, 2009

    PRIGIONIA...

    ( pubblicato da arabafelice59)
    TAM TAM PIPOL

    CHE TRISTEZZA....

    Ciò che non ritengono opportuno farci sapere....

    Facciamo girare questa mail, non possiamo sempre far finta di niente.

    Questa lettera è stata scritta da Andrea Gattinoni, un attore che si trovava a L 'Aquila
    per presentare un film. Le parole sono dirette a sua moglie ma rappresentano un'efficace
    testimonianza per tutti quelli che a L 'Aquila non ci sono ancora stati.

    Oggetto: HO VISTO L 'AQUILA
    Lettera a mia moglie scritta ieri notte. Ho visto l 'Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi abbandonati al loro destino. Un militare a fare da guardia a ciascuno degli accessi alla zona rossa, quella off limits. Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nell'unico posto aperto, dove va tutta la gente, dai militari alla protezione civile. Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati. Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando "Si Può Fare". Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, Anna Maria, Franco e la sua donna. Poi siamo tornati quando il film stava per finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo. Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa. Francesca, stanno malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della protezione civile non potessero piombargli nelle tende all'improvviso, anche nel cuore della notte, per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo. Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve. Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c'era la parola "cazzeggio". A venti chilometri dall'Aquila il tom tom è oscurato. La città è completamente militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8. Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate? Là ???? Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente. Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno) rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L 'Aquila.
    Poi c 'è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le tendopoli sono imbottite di droga. I militari hanno fatto entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto. E ' come se avessero voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di qualunque cosa, l'importante è che all'esterno non trapeli nulla. Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del Consiglio. Il ragazzo che me l 'ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore di pentole. Qua i media dicono che là va tutto benissimo. Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che "quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l 'intera popolazione di una città, senza che al di fuori possa trapelare niente". Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti là è proprio non impazzire. In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c 'è più, tutto perduto. Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri in cerca di un ristorante, ma erano tutti già chiusi perchè i proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera. C 'era un silenzio terrificante, sembrava una città di zombie in un film di zombie. E poi quest'umanità all'improvviso di cuori palpitanti e di persone non dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato là. Ci voglio tornare. Con quella luna gigantesca che mi guardava nella notte in fondo alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai. Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e fuori c 'erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al bancone ha porto un arrosticino a Michele, dicendogli "Assaggi, assaggi". Michele gli ha detto di no, che li stavamo già comprando insieme alle altre cose, ma quello ha insistito finchè Michele non l'ha preso, e quello gli ha detto sorridendogli: "Non bisogna perdere le buone abitudini". Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve
    sapere. Anzi metto in rete questa mia lettera per te.
    Andrea Gattinoni, 11 maggio notte.

    martedì, maggio 12, 2009

    PAPI ELIO...

    Dal blog di MARCO TRAVAGLIO riporto:
    Vignetta di theHandDunque. Elio Letizia da Secondigliano, messo comunale, 12 mila euro dichiarati all’anno, ha una figlia, Noemi, che veste firmato e va a scuola in Mercedes con autista. Lui conosce intimamente il premier, ma né lui né il premier spiegano come e quando si sono conosciuti. Anche Noemi conosce intimamente il premier: a 15 anni inviò un book di foto a Mediaset tramite un amico di Dell’Utri; poi, a 16-17 anni, iniziò a frequentare “papi” per tirargli su il morale col karaoke. Milano, Roma, Sardegna. Ma sempre, giura Ghedini, accompagnata dai genitori. Strano: i coniugi Letizia risultano separati da anni; e il Corriere ventila addirittura un’“amicizia particolare” tra Elio e un ex dirigente comunale. Quali armi di persuasione possieda Elio per convocare il premier da Milano alla circonvallazione di Casoria, posto da paura, non è dato sapere. Salvo credere al premier: “Elio voleva parlarmi delle candidature di Malvano e Martusciello”. Uno è l’ex questore di Napoli, deputato Pdl; l’altro un consigliere regionale Pdl, fratello del coordinatore forzista in Campania. I due non han mai visto né conosciuto Elio. Che però, generoso com’è, li raccomandava lo stesso.

    Silvio rimane chiuso un’ora in aereo a Capodichino in attesa che Noemi entri alla festa. E, siccome ha deciso all’ultimo momento, le regala un collier che casualmente teneva in tasca, per ogni evenienza. Sempre casualmente, la scorta aveva "bonificato" il locale da eventuali pericoli già in mattinata, prima che lo stesso premier sapesse che ci sarebbe andato. E, ancora casualmente, da sotto un tavolo è poi spuntato in tempo reale un fotografo di “Chi” (Mondadori) per immortalare la scena. Tutto chiaro. Ecco perchè Veronica e Mike Bongiorno trovavano perennemente occupato: era sempre al telefono con Elio.
    (Vignetta di theHand)

    mercoledì, aprile 15, 2009

    NATZINGER COLPISCE ANCORA...

    da LA STAMPA.IT:
    Stop del Vaticano alla figlia di JFK




    Caroline Kennedy definita "troppo liberal", bocciata la sua candidatura ad ambasciatrice
    GIACOMO GALEAZZI - CITTÀ DEL VATICANO
    Avvocato, cresciuta nella più nota famiglia cattolica degli Stati Uniti, un’educazione nel Collegio del Sacro Cuore in Massachusetts, scrittrice. Un profilo sicuramente adatto a ricoprire un ruolo delicato come quello di ambasciatore americano presso la Santa Sede. Ma neppure il cognome altisonante le ha aperto un varco Oltretevere: Caroline Kennedy, figlia di JFK e grande supporter di Obama durante la campagna elettorale per le presidenziali, non è gradita in Vaticano. E’ troppo liberal, perché è favorevole alla libera scelta su staminali, aborto, eutanasia. Dunque «non è la persona adatta a dialogare con la Chiesa sulle questioni eticamente sensibili». Obama come Sarkò: la Santa Sede dice no a Caroline Kennedy e rigetta la proposta arrivata da Washington con la certezza del gradimento. Se per l’investitura dell’ambasciatore in Vaticano il presidente francese ha incassato dodici mesi di no a candidati gay, protestanti, divorziati o «inadatti per ragioni personali o situazioni matrimoniali irregolari» (poi, «nomen omen», è stato scelto Lefebvre, omonimo dell’arcivescovo scismatico), non va meglio al suo collega statunitense, non a caso ancora in attesa di udienza Oltretevere durante il G8 di luglio in Sardegna. Un intoppo diplomatico tanto più grave, in quanto è esploso mentre i vescovi Usa tuonano quotidianamente contro il nuovo corso di Washington.

    La Curia, su sollecitazione dell’episcopato americano in rotta con i credenti «pro choice» su aborto, eutanasia e staminali embrionali, ha riservatamente negato il proprio «placet» all’indicazione di Caroline, figlia del primo e finora unico inquilino cattolico della Casa Bianca. Una decisione unilaterale che, in base ad una convenzione diplomatica di mezzo secolo fa, non richiede spiegazioni ufficiali. Non è l’erede del clan Kennedy la figura-ponte, la cattolica «pro life» (ammesso che tra i democratici ce ne siano) che la Santa Sede attende per riprendere il dialogo dopo anni di «filo diretto» nell’era Bush. Un grattacapo non da poco per l’uomo più potente del mondo. Come sostituta della «teocon» Mary Ann Glendon, introdotta nei Sacri Palazzi al punto da guidare delegazioni vaticane alle conferenze internazionali e da essere cooptata nelle accademie pontificie, la Segreteria di Stato retta dal cardinale Tarcisio Bertone non gradisce una super-attivista della campagna elettorale di Obama, giocata in antitesi alle gerarchie ecclesiastiche su scienza e morale. Si ripete così il copione di un anno fa, quando Parigi non trovava un ambasciatore eterosessuale e monogamo da inviare in Vaticano. E, non riuscendo l’Eliseo a insediare un nuovo rappresentante diplomatico presso la Santa Sede, si incappò in una «prima volta» che fece scalpore. Benedetto XVI, infatti, visitò la Francia accompagnato da un semplice segretario di ambasciata, Pierre Clochard.

    Un’anomalia passata tutt’altro che inosservata nel protocollo diplomatico e che ora finisce in secondo piano per le «difficoltà» di Obama. Finora nessuno dei candidati scelti dalla Casa Bianca è apparso adatto al Vaticano. Un percorso in apparenza semplice (considerato il gran numero di personalità cattoliche in vista negli Usa) ma che si sta rivelando irto di ostacoli. Il problema della sede «vacante» è stato richiamato un mese fa dal portavoce papale padre Federico Lombardi di fronte all’ipotesi di un incontro tra il Pontefice e Obama. Quale ambasciatore degli Stati Uniti in Vaticano, la nuova amministrazione voleva qualcuno, anche al di fuori della diplomazia, che potesse dare lustro al Paese e la primogenita di Jfk sembrava corrispondere all’identikit. Nei Sacri Palazzi si sottolinea che «in un momento di tensione sui temi eticamente sensibili, è preoccupante che l’ambasciata Usa presso il Vaticano non abbia un titolare». Ma Sarkò e Obama non sono gli unici. Anche con l’Argentina, sotto il pontificato di Joseph Ratzinger, si è registrata la medesima impasse per il no vaticano all’ex ministro della Giustizia, Alberto Iribarne, divorziato e fautore delle iniziative legislative sull’aborto e la contraccezione. Un po’ come l’altro candidato Usa bocciato dalla Curia, cioè Douglas Kmiec, il boss cattolico del Partito democratico che spalleggia Obama nei finanziamenti alla ricerca sulle staminali embrionali e alle Ong abortiste. «Senza ambasciatore, nessuna udienza al presidente Usa per il G8», spiegano Oltretevere, dove accresce l’imbarazzo anche l’invito a metà maggio a Obama da parte della Notre Dame, università cattolica dell’Indiana, che ha già scatenato le proteste delle diocesi d’America.

    /www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200904articoli/42818girata.asp
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