giovedì, gennaio 22, 2009

UN NUOVO UOMO, UN UOMO NUOVO

APTOPIX Obama InaugurationFoto © Associated Press. Dal sito www.ainostriposti.wordpress.com riporto la traduzione del discorso del presidente americano Obama, con mille ringraziamenti al traduttore per lo sforzo fatto di rendere fruibile a tanti lo spirito delle parole del nuovo presidente degli Stati Uniti d'America.

grazie!

DISCORSO INAUGURALE DI BARACK OBAMA,

WASHINGTON, 20 GENNAIO 2009

Miei cari concittadini:

Mi trovo qui oggi, umile davanti al compito che ci attende, grato per la fiducia che mi avete dato, conscio dei sacrifici sopportati dai nostri antenati.
Ringrazio il presidente Bush per il suo servizio a questa nazione, e per la generosità e spirito di cooperazione che ha dimostrato durante questo periodo di transizione.

Quarantaquattro Americani hanno prestato il giuramento presidenziale. Queste parole sono state pronunciate durante maree di crescente prosperità e calme acque di pace. Tuttavia, è anche capitato che il giuramento sia stato proclamato sotto nubi incombenti e violenti temporali. In quei momenti, l’America è andata avanti non solo grazie alle capacità e alla visione delle persone agli alti posti di comando, ma poichè noi tutti, come popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri fondatori, e sinceri davanti alle nostre Carte fondamentali.

Finora è andata così, e così dovrà andare anche per questa generazione di Americani.

Il fatto che ci troviamo nel mezzo di una crisi è ora ben chiaro. La nostra nazione è in guerra contro ad una potente rete di violenza e odio. La nostra economia è pesantemente indebolita, in conseguenza dell’avarizia e dell’irresponsabilità da parte di alcuni, ma anche dal nostro fallimento collettivo di operare scelte difficili e preparare la nazione per una nuova era. Sono state perse abitazioni; sono stati tagliati posti di lavoro; molte imprese hanno chiuso. Il nostro sistema sanitario costa troppo; le nostre scuole bocciano troppi giovani; e ogni giorno porta con sè ulteriori prove che la maniera in cui usiamo l’energia rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.

Questi sono indicatori di una crisi, misurati da informazioni e statistiche. Meno misurabile, ma non meno profonda è un’indebolita confidenza che attraversa l’intera nazione - una paura persistente che il declino dell’America sia inevitabile, e che le nuove generazioni dovranno ridurre le proprie aspirazioni.

Oggi vi dico che le sfide che ci attendono sono reali. Sono serie e sono molte. Queste sfide non verranno affrontate facilmente, o in un breve periodo. Ma sappi questo, America - queste sfide verranno affrontate.

In questo giorno, ci ritroviamo qui poichè abbiamo scelto la speranza sopra la paura, l’unità di propositi sopra al conflitto e alla discordia.

In questo giorno, ci raduniamo per proclamare la fine dei problemi insulsi, delle false promesse, delle recriminazioni e dei dogmi inutili che per troppo tempo hanno strangolato la nostra politica.

Siamo una nazione giovane, ma come si evince dalle parole nella Scrittura, è giunto il tempo di mettere da parte le faccende da fanciulli. E’ giunto il tempo di riaffermare la resistenza dei nostri spiriti ; il tempo di scegliere la nostra storia migliore. E’ giunto il tempo di portare avanti quel dono prezioso, quella nobile idea, che passa da generazione in generazione: la promessa divina che gli uomini sono tutti uguali, che tutti sono liberi, e che tutti hanno diritto all’opportunità di ricercare la propria piena felicità.

Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, comprendiamo che la grandezza non è una cosa data per scontata. Deve essere guadagnata. Il nostro viaggio non è mai stato caratterizzato da scorciatoie o da compromessi. Non abbiamo imboccato una strada per chi non ha coraggio - per quelli che preferiscono l’ozio al lavoro, o che cercano solamente i piaceri derivanti dalla ricchezza e dalla fama. Piuttosto, è stato un percorso per chi sa prendere rischi, per chi lavora, per chi crea cose - alcuni celebrati, ma molto più spesso uomini e donne ignoti nella loro fatica, che ci hanno portato molto avanti, nel lungo e difficile sentiero verso la prosperità e la libertà.

Per noi, essi hanno messo in valigia i propri miseri averi e hanno attraversato oceani alla ricerca di una nuova vita.

Per noi, hanno faticato in pessime condizioni e hanno abitato il West; hanno sopportato il colpo di una frusta e arato dure terre.

Per noi, essi hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn.

Altro tempo, e ancora questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati, e hanno lavorato fino a che le loro mani fossero dure, così che noi potessimo avere una vita migliore.

Essi videro l’America come qualcosa di più grande della somma delle nostre ambizioni individuali; qualcosa di più importante di tutte le differenze di nascita, ricchezza o fazione politica.

Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniano la nazione più prosperosa e potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno laboriosi di quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e i nostri servizi non sono meno necessari di quanto lo fossero la scorsa settimana, lo scorso mese o lo scorso anno. Il nostro potenziale non è diminuito. Ma il nostro tempo di starsene soddisfatti, di proteggere interessi particolari e di rimandare decisioni spiacevoli - quel tempo è decisamente passato. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, scuotere la polvere di dosso e cominciare nuovamente l’impresa di ricostruire l’America.

Poichè, ovunque si volga lo sguardo, c’è del lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede azione, forte e veloce, e noi ci attiveremo - non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per preparare nuove fondamenta per la crescita. Costruiremo ponti e strade, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano il nostro commercio e ci tengono in contatto. Riporteremo la scienza al ruolo che le spetta, e raccoglieremo i prodigi della tecnologia per aumentare la qualità del sistema sanitario e abbassare i suoi costi. Mieteremo dal sole, dal vento e dalla terra per dare energia alle nostre macchine e alle nostre industrie. E trasformeremo le nostre scuole e le nostre università perchè sappiano sostenere le richieste di una nuova era. Tutto questo possiamo fare, e tutto questo faremo.

Ora, ci sono alcuni che mettono in dubbio la scala delle nostre ambizioni - che suggeriscono che il nostro sistema non riesca a tollerare troppi grandi progetti. Le loro memorie sono brevi. Essi hanno infatti dimenticato quello che questa nazione ha già fatto; quello che uomini e donne libere possono ottenere quando l’immaginazione si sposa con un comune proposito, e la necessità con il coraggio.

Ciò che i cinici non comprendono è che il terreno si è rivoltato sotto i loro piedi - che i soliti argomenti politici che ci hanno consumato per così tanto tempo non si applicano alla situazione corrente. La domanda che ci facciamo oggi non è se il governo sia troppo grande o troppo piccolo, bensì se esso sia efficace -se stia aiutando le famiglie a trovare lavoro con una giusta paga, se provveda a cure accessibili, a pensioni dignitose. Se la risposta sarà sì, allora andremo avanti. Se sarà no, i programmi verranno interrotti. E coloro tra noi che amministrano il denaro pubblico verrano ritenuti responsabili nello spendere con saggezza, nel riformare le cattive abitudini e nel condurre il proprio lavoro alla luce del giorno - poichè solo in questo modo potremo ricostruire la fiducia vitale tra un popolo e il suo governo.

La domanda davanti a noi non è neppure se il mercato sia una forza positiva o negativa. Il suo potere di generare ricchezza e espandere la libertà è impareggiabile, ma questa crisi ci ha ricordato che, senza un occhio vigile, il mercato può perdere il controllo, e una nazione non può prosperare a lungo quando favorisce solamente i più ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dalla misura del nostro prodotto interno lordo, ma anche dalla sua capillare distribuzione; dalla nostra capacità di estendere le opportunità a chiunque le cerchi - e non per spirito di carità, ma per convinzione che si tratti della strada più sicura verso il bene comune.

Per quanto riguarda la nostra difesa, rigettiamo come falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali. I nostri Padri Fondatori, davanti a rischi che possiamo solo lontanamente immaginare, hanno preparato un documento per che assicurasse il valore assoluto della legge e i diritti dell’uomo. Un documento poi esteso grazie al sangue di generazioni. Quegli ideali ancora oggi illuminano il mondo, e non ce ne priveremo per miseri espedienti. Per questo motivo, a tutti i popoli e ai governi che oggi ci osservano, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove nacque mio padre: sappiate che l’America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che cerca un futuro di pace e dignità, e che siamo pronti a guidare il mondo ancora una volta.

Ricordatevi che le passate generazioni hanno sconfitto il fascismo e il comunismo non solo con missili e carrarmati, ma anche con forti alleanze e con durevoli convinzioni. Essi capirono che il nostro potere da solo non ci può proteggere, e che non ci autorizza a fare quello che ci pare. Al contrario, compresero che il nostro potere si accresce tramite un suo uso prudente; la nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle tempranti qualità dell’umiltà e del controllo di sè.

Noi siamo gli eredi di questo patrimonio. Guidati da questi principi, ancora una volta sapremo confrontarci con nuove minacce, che richiederanno uno sforzo ancora maggiore - una più grande cooperazione e comprensione tra nazioni. Cominceremo a lasciare l’Iraq in modo responsabile alla sua gente, e a costruire una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con vecchi amici e antichi nemici, lavoreremo senza stancarci per diminuire la minaccia nucleare e per cancellare lo spettro del riscaldamento globale. Non chiederemo scusa per il nostro modo di vita, e non tremeremo quando dovremo difenderlo, e per coloro i quali cerchino di avanzare le proprie mire inducendo il terrore e massacrando innocenti, diciamo loro che il nostro spirito è più forte e non può essere spezzato; non potete durare più di noi, e vi sconfiggeremo.

Questo fatto si basa sulla consapevolezza che il mosaico delle nostre origini è una forza, non una debolezza. Siamo una nazione di Cristiani e Musulmani, di Ebrei e di Indù - e di non credenti. Siamo caratterizzati da ogni lingua e ogni cultura, attirata da ogni parte del mondo; e poichè abbiamo assaggiato il boccone amaro della guerra civile e della segregazione, e siamo emersi da quell’oscuro capitolo più forti e più uniti, non possiamo che credere che gli odi antichi un giorno passeranno; che i confini tribali presto si dissolveranno; che mentre il mondo si fa sempre più piccolo, presto il senso della nostra comune umanità si farà evidente; e l’America deve giocare il proprio ruolo nell’introdurre una nuova era di pace.

Al mondo Musulmano, dico che stiamo cercando una nuova via per andare avanti, basata su un interesse e su un rispetto reciproco. Ai governanti nel mondo che cercano di fomentare conflitti o incolpano l’Occidente dei problemi nelle proprie rispettive società - sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno per ciò che avrete costruito, non per ciò che avrete distrutto. A coloro i quali si tengono al potere tramite la corruzione, la falsità e la repressione del dissenso, sappiate che siete sul fronte sbagliato della storia; ma saremo pronti a darvi la mano se sarete disposti a distendere il pugno.

Ai popoli delle nazioni povere, vi promettiamo che lavoreremo assieme a voi per far sì che le vostre fattorie siano rigogliose e che acque pulite possano scorrere; per nutrire corpi affamati e sfamare menti desiderose di sapere. Alle nazioni che, come la nostra, godono di una relativa ricchezza, diciamo che non possiamo più permetterci l’indifferenza alla sofferenza che ha luogo fuori dai nostri confini; e non possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza curarci degli effetti. Il mondo è cambiato, e noi dobbiamo cambiare con esso.

Mentre consideriamo la strada che si dispiega davanti a noi, ricordiamo con umile gratitudine quei coraggiosi Americani che, in questo preciso istante, stanno pattugliando deserti desolanti e montagne lontane. Essi ci dicono qualcosa oggi, proprio come gli eroi caduti che riposano ad Arlington ci sussurrano da generazioni. Noi li onoriamo non solo poichè sono i guardiani della nostra libertà, ma anche poichè incarnano lo spirito di servizio; un desiderio di trovare un significato in qualcosa di più grande di loro stessi. E ancora oggi, in questo momento, un momento che definirà una generazione, è precisamente questo spirito che ci deve conquistare.

Poichè per quanto il governo possa e debba fare, alla fine gli elementi su cui si regge questa nazione sono la fede e la determinazione del popolo Americano. E’ la generosità di accogliere in casa un forestiero quando si rompe una diga, è l’altruismo dei lavoratori che preferiscono tagliare le proprie ore di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il proprio posto: queste sono le cose che ci fanno luce durante le ore più buie. E’ sia il coraggio dei pompieri che si buttano in una scala piena di fumo, sia la decisione di due genitori di crescere un figlio, a decidere del nostro destino.

Può darsi che le nostre sfide siano nuove. Gli strumenti con cui le affronteremo saranno nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e correttezza, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - queste sono cose antiche. E sono cose vere. Sono state le forze silenziose del progresso attraverso la nostra storia. Ciò che si chiede oggi è un ritorno a queste verità. Ciò che si chiede oggi è una nuova era di responsabilità, una presa di coscienza, da parte di ogni Americano, che abbiamo dei compiti per noi stessi, per la nostra nazione e per il mondo. Compiti che non accettiamo mugugnando ma che piuttosto abbracciamo felici, fermi nella consapevolezza che niente soddisfa il nostro spirito e definisce il nostro carattere come il fare del nostro meglio nei momenti più difficili.

Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.

Questa è la sorgente della nostra confidenza - la consapevolezza che Dio ci ha chiamati per dare forma ad un destino incerto.

Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo - uomini, donne e bambini di ogni razza e fede si riuniscono per festeggiare su questa magnifica spianata, e un uomo il cui padre meno di sessant’anni fa non avrebbe potuto farsi servire a un ristorante può ora stare qui davanti a voi e prestare un solenne giuramento.

Teniamo dunque questa giornata come un ricordo, di quello che siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Negli anni della nascita degli Stati Uniti, nei mesi più freddi, vi era una piccola banda di patrioti, stretti intorno a piccoli fuochi, in un accampamento sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. In un momento in cui l’esito della rivoluzione era in dubbio, il padre della nostra nazione ordinò che queste parole fossero lette al popolo:

“Che sia reso noto al mondo futuro… che nel profondo dell’inverno, quando nulla se non la speranza e la virtù sarebbe potuto sopravvivere, la città e la nazione, allarmate per il comune pericolo, si fecero avanti per affrontarlo”

America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno delle nostre difficoltà, ricordiamoci di quelle parole senza tempo. Con la speranza e con la virtù, affrontiamo coraggiosamente ancora una volta le correnti gelide e resistiamo a qualsiasi tempesta si possa presentare. Facciamo sì che i figli dei nostri figli possano dire, un giorno, che quando noi fummo provati, ci rifiutammo di concludere questo viaggio, di tornare indietro o di esitare. Essi potranno dire che noi, con gli occhi fissi all’orizzonte e la grazia di Dio sopra di noi, portammo avanti il grande dono della libertà e lo consegnammo intatto alle future generazioni.

La traduzione si basa sul transcript rilasciato dalla National Public Radio e che trovate al link:

www.ainostriposti.wordpress.com/2009/01/21/discorso-inaugurale-di-obama-in-italiano/


2 commenti:

ggugg ha detto...

La gran cosa di quest'uomo è che riesce a farci sperare. Non è abbastanza, lo so. Vedremo e valuteremo nei prossimi anni. Ma per ora è già riuscito in qualcosa che, personalmente, non avevo mai provato prima.
Buon lavoro, mr. President.

merinica ha detto...

come non è abbastanza...? ti sembra poco sperare? credo che obama stia già facendo fatti, gugg.
ciau!