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martedì, aprile 15, 2008

AND NOW RELAX, PLEASE...!

IL TAI CHI E IL BENESSERE PSICO FISICO
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Il Tai Chi è un’antica disciplina psicofisica nata in Cina oltre 300 anni fa come arte marziale e basata sui principi filosofici del taoismo e su tecniche respiratorie.

Integra l’esercizio del movimento (noto per essere fluido, lento e quasi danzato), la pratica di autodifesa e la meditazione yogica. E’ quindi allo stesso tempo una ginnastica dolce, una pratica spirituale e un’arte marziale.

Oggi è largamente praticata, anche in occidente, in diversi stili, anche se tutti si basano sul rilassamento e l’esercizio fisico moderato.

A seconda delle preferenze dei maestri vengono enfatizzati aspetti differenti, ma resta cruciale il tentativo di integrare la mente e il corpo in ogni movimento, attraverso la respirazione, la concentrazione mentale e visiva e il rilassamento dinamico.

L’arte del Tai Chi si basa su quattro principi di base:

a) Rilassamento. Tentare di applicare solo lo sforzo necessario per ogni movimento o compito, conservando l’energia e mantenendo le forze.

b) Separazione di Yin e Yang. Questo principio si riferisce alla filosofia degli opposti in natura ad esempio sforzo/rilassamento, velocità/lentezza e così via.

c) Flessibilità del giro vita. Un giro vita forte e flessibile è ritenuto essenziale per connettere la parte superiore e la parte inferiore del corpo.

d) Schiena eretta. Tenere il corpo perpendicolare al terreno per raggiungere equilibrio, rilassamento ed energia ottimale.

L’intero corpo si muove in sincronia e non arto per arto.

Benchè non siano stati condotti molti studi sul tai chi per indagarne gli effetti da un punto di vista psicologico, le ricerche realizzate suggeriscono che il Tai chi abbia effetti concreti sul miglioramento dell’umore e nella gestione dello stress, anche se non è chiaro se questi effetti siano causati dalle sue componenti meditative e di rilassamento o se siano la conseguenza della riduzione dello stress che si verifica quando si viene coinvolti in attività che troviamo piacevoli e soddisfacenti. Ciò su cui tutti gli studi concordano sono gli effetti positivi sul benessere psicofisico delle persone anziane, le quali sembrano giovare più delle altre fasce d’età di questa antica pratica cinese.

Le sue proprietà di esercizio ginnico moderato contribuiscono infatti al contenimento del peso corporeo, all’irrobustimento delle ossa, costituiscono un salubre esercizio cardiovascolare, fanno scendere i livelli dell’ormone dello stress e migliorano le funzioni respiratorie e immunitarie. Ciò che non è stato chiaramente dimostrato è l’eventuale peculiarità e specificità del tai chi rispetto ad altre forme di esercizio fisico.

L’ultimo sabato di aprile si terrà, in oltre 60 nazioni, la Giornata Mondiale del Tai Chi Chuan .

Pubblicato da Giulietta Capacchione in Psicologia clinica

giovedì, gennaio 24, 2008

LOOP


Leggo e rileggo lo stesso rigo: concentrazione zero.
'Psichiatria' è tosto lo so, Garella un pò meno, ma di lui amo l'aplomb inglese e l'imperturbabilità del professore inaccessibile.
L'inadeguatezza dei miei pensieri mi spinge oltre e il rifugio nella mia bolla mi fa implodere al punto giusto.
Quella telefonata è arrivata quando non doveva, non poteva.
Come il quadro di Baricco che cade all'improvviso e squarcia le difese di un Io così ben costruito.
Ma tant'è.
Il loop è partito.

mercoledì, gennaio 23, 2008

CYBER-CORNUTE E MAZZIATE...

by futuroprossimo.blogosfere.it

Care femminucce chatters, prestate molta attenzione: nel futuro prossimo (della categoria 'prossimo imminente') potreste essere adescate da un bel ragazzo che presenta qualche 'sorpresina'.

Niente di nuovo sotto...il sole, il problema è un altro: Il sito web Russo "www.cyberlover.ru" sta pubblicizzando un software che (dichiara l'azienda) è in grado di simulare scambi di chiacchiere su chat romantiche. Insomma, un generatore di flirts.

Questo programma può 'gestire' 10 donne contemporaneamente, e 'addestrarsi' a persuadere le interlocutrici al fine di ottenere il loro numero di telefono o altri dati sensibili.

Una forma di phishing molto sottile, hein?

L'allarme proviene da una casa anti-virus Australiana, la PC Tools: è chiaro che il sito Russo smentisce che il suo software abbia intenti fraudolenti. Per adesso è disponibile solo in lingua sovietica, e sarà a disposizione per la vendita dal 15 febbraio ("un giorno dopo san valentino", precisa l'azienda).

"Non una sola ragazza ha realizzato che stava comunicando con un programma!", si dicono convinti quelli di cyberlover.ru, aggiungendo che il software è in grado di simulare anche sesso virtuale online.

Pur escludendo l'intento criminoso, si tratta di un 'corteggiatore' professionale che può fare tutto il 'lavoro sporco' di approccio, per poi lasciare "l'incombenza" dell'incontro dal vivo al fortunato (?) acquirente del software.

Solo donne?

Certo sarebbe offensivo riflettere sull'inquietante ipotesi che nemmeno una donna si sia accorta di essere 'cyber-gabbata' dal simpatico programmino: è forse per scongiurare questa possibilità che il sito del venditore specifica...è possibile configurare il programma perchè faccia da "lumacone" anche con gli uomini.

Può irretire

La casa anti-virus che ha visionato il programma dichiara, per bocca del suo portavoce, che questi possiede un meccanismo di interazione "incredibilmente ben organizzato, che può letteralmente irretire gli interlocutori portandoli a rivelare dati personali. Rispetto ai precedenti softwares, dimostra un livello di social engineering mai raggiunto prima".

Il programma "può attivarsi su internet, riempire campi in pagine web, generare parole chiave, postare messaggi, indirizzi web, files e foto: può insomma fare tutto ciò che un utente fa al pc, solo lo fa in modalità pre-programmata".

Cosa dire?

Ora cancello tutti i contatti di Msn. Ho paura.

by gianluca riccio

lunedì, gennaio 21, 2008

Psicologia e solidarietà


SEMINARIO DI STUDI SULLA PSICOLOGIA UMANISTICA
IL PROFESSOR MARIO MASTROPAOLO DELL’UNIVERSITA’ FEDERICO II
A PIANO DI SORRENTO

E’ un vero evento culturale il seminario che si svolgerà a Piano di Sorrento presso la biblioteca comunale giovedì 24 gennaio alle ore 16,00, organizzato dalla Cattedra di Psicologia Generale dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” diretta dal professore Mario Mastropaolo.
Il tema: La Psicologia della relazione di aiuto, la riscoperta della solidarietà umana con cui si intende promuovere una visione della relazione di aiuto che rivaluti la formazione di operatori in grado di intervenire nei momenti di passaggio alle diverse fasi del ciclo della vita.

E’ una grande occasione da non perdere per docenti, operatori culturali, sanitari e sociali per conoscere l’approccio della psicologia umanistica e acquisire strumenti di counseling che non si riducano all’apprendimento di tecniche o di modelli di tipo clinico.
La psicologia umanistica si chiede prima di tutto cos’è l’uomo e considera il benessere come una possibilità di espressione e affermazione delle infinite rappresentazioni della vita umana. Insomma la psicologia deve essere una guida all’arte di vivere di cui tutti dobbiamo disporre.

Il professor Mastorpaolo, direttore del Master in Counseling e Relazione d’aiuto e dell’Istituto di Psicologia Umanistica, Esistenziale e Transpersonale ‘Nea Zetesis’ di Napoli, ritorna in Penisola Sorrentina per offrire ancora un’opportunità di alta formazione e riflessione sui temi della psicologia umanistica ed ha in programma per il prossimo futuro la realizzazione di una serie di cineforum tematici.
All’incontro, patrocinato dal Comune di Piano di Sorrento e dal Piano Sociale di Zona Napoli 13, e organizzato in collaborazione con la dott.ssa Carmela Coppola, la prof.ssa Mariella Nica e la dott.ssa Patrizia Schettino, interverranno il Prof. Mario Mastropaolo, la dott.ssa Daniela Moriniello il dott. Giovanni Ruggiero e il dott. Gennaro Izzo.
L’ingresso è libero e ai partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione

domenica, gennaio 13, 2008

Chi siete? Cosa trasportate? Dove andate? Sì, ma quanti siete? Un Fiorino!

Mostrare il proprio cyber-profilo migliore

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Si chiama “impression management” e indica tutti quei comportamenti messi in atto per presentare sè stessi agli altri.
Nel cyberspazio questa presentazione incontra il limite dell’assenza di interazione fisica e, di conseguenza, le persone devono trovare strategie alternative e aggiuntive per comunicare virtualmente chi sono. Devono ingegnarsi a plasmare una presentazione elettronica di se stessi che “piaccia al pubblico”, che si tratti di un ipotetico partner ancora sconosciuto sui siti di dating, piuttosto che una platea di lettori su un blog, cybernaviganti in cerca di informazioni, collaboratori, datori di lavoro e via discorrendo.
L’editing online della propria “per-sona” è un attività vecchia quanto il web, ma si è fatta via via più sofisticata da quando si sono diffusi i network sociali di massa e i siti di incontri, che hanno reso più facile condividere pubblicamente informazioni personali, foto, video e i noti elenchi di interessi, hobby, sogni e desideri in una specie di moderno questionario di Proust.
Eppure, nonostante la diffusione di internet, sono ancora forme nuove di comunicazione e le persone non hanno ancora ben chiare quali siano le pratiche migliori.
Molte delle strategie di presentazione del sé osservate sembreranno ovvie ai naviganti esperti: migliorare la propria posizione linkando amici di “alto rango”, usare un nickname suggestivo, riferirsi alla propria testa lucente come “rasata” e non “calva”, dimostrare la propria leadership tecnologica essendo i primi ad adottare l’ultima applicazione fashion del web 2.0, elencare almeno un hobby figo come la fotografia o proporsi come raffinati lettori di libri mai sfogliati.
La cura che molti pongono negli elenchi di “cosa mi piace” e “cosa odio” è molto esplicativa in questo senso.
Altre strategie un po’ meno ovvie sono frutto dell’esperienza del navigante.
In uno studio sui siti di incontri on line alcuni studiosi hanno rilevato che le persone single hanno sviluppano inedite tattiche presentazionali quali: il monitoraggio della lunghezza dei propri messaggi e-mail (troppo verbosi significa troppo disperati), la limitazione degli orari in cui inviare messaggi (gli uomini hanno imparato che scrivere a una donna nelle ore piccole le mette a disagio), la valutazione dell’ultimo giorno in cui ci si è loggati l’ultima volta (utenti che visitano il sito troppo poco frequentemente possono essere percepiti come indisponibili, o peggio, indesiderabili).
L’inserimento della propria foto meriterebbe un lungo discorso a sé.
Troppo facile la constatazione che molti utenti inseriscono preferibilmente una foto di cinque anni prima o l'unica in cui stanno da dio e nella quale la loro madre stenterebbe a riconoscerli. Meno ovvio che gli utenti di internet siano più propensi a inserire foto che mostrino aspetti della propria personalità piuttosto che foto che esplicitino semplicemente l’aspetto fisico.
Joseph B. Walther, un professore di comunicazione e telecomunicazione alla Michigan State University ha scoperto, per dirne una, che l’attrattività degli amici in un FaceBook influenza il modo in cui le persone percepiscono il profilo che stanno visionando. Gli utenti facebook che hanno foto di amici attraenti sul “giornale di bordo” sono percepiti più positivamente di coloro che hanno foto di amici non attraenti.
In generale su internet si mente un sacco: sul proprio aspetto, sulla propria età, sullo stato civile, sui propri interessi. Intenti esplicitamente truffaldini o manipolatori? Forse solo il tentativo di esprimere una versione idealizzata o futura di sè stessi. “Sarò sicuramente più magro fra 10 chili e Guerra e Pace ce l’ho sulla mensola, prima o poi sarà vero che l’ho letto…”
Il grosso problema di internet è che l’imperativo è “impressiona chiunque là fuori”. I siti sono disegnati in modo tale che milioni di persone vedano la stessa immagine e lo stesso profilo di un utente. Perché un impression management sia efficace i siti dovrebbero essere disegnati per consentire alle persone di rivelare diversi aspetti della loro identità a differenti utenti: una faccia per il tuo capo e un’ altra per l’ignota ragazza che vuoi rimorchiare.
Poiché questo non è possibile, la mediazione, quando è riuscita, è sempre un compromesso rispetto a chi si è veramente.
E quando la mediazione non è riuscita, né tentata è ancora peggio. Si corre il rischio di postare una foto in boxer azzurro sulla spiaggia, che fa molta scena su Match.com, ma è un bel pugno in un occhio sullo schermo del tuo datore di lavoro….

Pubblicato da Giulietta Capacchione in Cyber-psicologia

Abstract | Selective self-presentation in computer-mediated communication: Hyperpersonal dimensions of technology, language, and cognition
Fonte | New York Times

lunedì, novembre 19, 2007

Tv: non è mai troppo tardi...spegnerla!

Sono anni che a scuola propongo ai colleghi di abbandonare l'abitudine di far guardare il tg ai ragazzi e trascrivere sul quaderno almeno tre notizie rilevanti. Sostengo che il tg è una trasmissione per adulti e trasferisce ai telespettatori un'immagine falsata della società oltre a diffondere ansia e timori continui legati alla prevalenza di notizie negative e di cronaca nera. (arma di distrAzione di massa, come dice la Guzzanti...).

Consiglio ai miei alunni il giornale, perchè approfondisce le notizie e dà l'opportunità di cogliere anche la veridicità delle notizie, sulla base dei modi dei tempi dei verbi usati.

Vi propongo un articolo di Repubblica che serve a riflettere sulla vera utilità della nostra tv...

Uno studio promosso da Meta Comunicazione con un pool di 60 psicoterapeuti
analizza gli eccessi dei vari tipi di trasmissione, causa di stress nei telespettatori

"La televisione fa venire l'ansia"
Psicologi accusano Talk show e Tg

Ma hanno toni esagerati e allarmistici anche i programmi sportivi, di servizio e i reality


"La televisione fa venire l'ansia"
Psicologi accusano Talk show e Tg"
MILANO - Guardare la televisione provoca ansia: lo sostiene uno studio promosso da Meta Comunicazione e realizzato in collaborazione con un pool di 60 psicologi e psicoterapeuti. Sotto accusa toni concitati, annunciatori che sembrano lanciare allarmi bomba, termini super allarmistici. Lo studio ha analizzato, per un periodo di 4 settimane, i contenuti, i toni e il lessico utilizzato in diverse tipologie di trasmissioni.

Il primo degli elementi sotto accusa è costituito dai temi trattati, che rappresentano la causa più evidente dell'ansia e dello stress che sempre di più si associano al piccolo schermo, come sottolinea il 63% degli intervistati. Scandali, efferati delitti, accuse e litigi che minano ogni fiducia nei confronti della politica e dell'economia del paese: sono solo alcune delle tematiche che quotidianamente vengono evidenziate in Tv.

Ma per l'84% degli esperti non sono solo gli argomenti di cui si parla a generare questo clima: a contribuire a far sentire il telespettatore letteralmente accerchiato è il modo in cui si parla di qualsiasi argomento, da quello più scottante a quello più tranquillo e leggero. Sotto accusa, infatti l'allarmismo (58%), ormai utilizzati in ogni tipo di trasmissione, dalle news ai contenitori di costume.

A questo si aggiungono poi i toni dei diversi servizi: a qualsiasi ora del giorno, infatti, anche quelli più normali vengono annunciati come se si stesse dando la notizia di una meteora che sta per colpire la terra. Insomma per il 51% i toni isterici che ormai dominano nel piccolo schermo rappresentano una delle maggiori cause dell'ansia che sempre più spesso prende chi resta troppo tempo davanti alla Tv.

Di conseguenza, il piccolo schermo sta perdendo la funzione di intrattenere, come dice il 34%, ma anche, sotto certi aspetti quella di informare (27%): il continuare ad utilizzare certi toni rischia di far mettere sullo stesso piano notizie e temi di importanza diversa, causando alla lunga una sorta di atarassia dell'informazione, dove il modo in cui viene data una notizia diventa più pregnante della notizia stessa.

Di fatto per il 63% degli intervistati la Tv sta sempre più diventando una fonte di stress (anche dal punto di vista acustico), genera ansia (55%) e aggressività (49%), ma fa venire anche l'idea di essere continuamente fregati(43%), tanto che si sta sviluppando una sorta di sindrome da accerchiamento, che rischia di avere conseguenze anche sulla vita quotidiana (43%).

Sicuramente in una sorta di classifica del grado di ansia catodica i Talk show sono al primo posto, come sottolinea il 58% degli esperti e conferma l'analisi dei programmi andati in onda nelle ultime 4 settimane. In media, infatti, ogni 6 minuti di messa in onda vengono utilizzati toni e termini che alzano il livello di ansia e aggressività, oltre al fatto che gli stessi temi trattati bombardano lo spettatore con tutto ciò che di più stressante avviene quotidianamente, che si tratti di politica, di scandali o di fatti di cronaca nera.

Subito dietro ai Talk show ci sono naturalmente i telegiornali (52%): sicuramente gli argomenti ansiogeni sono più concentrati, ma i toni e il lessico utilizzato sono più controllati e meno allarmistici (in media si raggiungono alti livelli di stress ogni 12 minuti).

Lo stesso vale per le trasmissioni sportive, dove l'ansia catodica sembra la costante per cercare di fidelizzare gli spettatori (45%, con i picchi di ansia catodica che hanno una frequenza media di uno ogni 15 minuti).
Seguono le trasmissioni di servizio, dove si vogliono tutelare i consumatori o dirimere controversie (41%, con i picchi di ansia catodica che hanno una frequenza media di uno ogni 20 minuti).

Ma ad essere messe sotto accusa sono anche le trasmissioni di costume e di puro intrattenimento come i contenitori pomeridiani (38%, dove i toni e gli atteggiamenti di conduttori e partecipanti fanno impennare il livello d'ansia in media ogni 21 minuti).
Seguono i reality (36%), che seguono lo stesso principio delle trasmissioni sportive e dove i toni e gli atteggiamenti di conduttori e partecipanti fanno impennare il livello d'ansia in media ogni 24 minuti.

domenica, novembre 18, 2007

BY TAM TAM PIPOL

LA RETE CHE UCCIDE

È una miscela pericolosa quella che porta ai massacri nelle scuole. Gli ingredienti base sono la solitudine e il malessere di chi li compie, ma da soli non basterebbero.
Serve altro. Innanzitutto la falce della morte. La facilità con la quale è possibile acquistare una pistola o fucile accresce la capacità distruttiva del killer. Non è un caso che le stragi più efferate siano avvenute in due Paesi — Usa e Finlandia — dove c'è una forte cultura delle armi. Il secondo additivo è Internet, grazie al quale, il gesto isolato diventa globale. Davanti a questa sfida la comunità può tentare di reagire. Cogliendo i segnali di inquietudine di un giovane: ogni strage è stata preceduta da allarmi.

Trovando un sistema — ammesso che esista — per contrastare l'apologia della violenza propugnata su certi siti. Introducendo dove mancano leggi che ostacolino l'accesso alle armi. Servono risposte urgenti se non vogliamo assistere alla nascita di una nuova forma di terrorismo animato dal ragazzo della porta accanto.

UN GRUPPO TRANSNAZIONALE DI «LUPI SOLITARI» SOGNA LA «SELEZIONE NATURALE»
Sono lupi solitari. Considerano la società una giungla cattiva. Vagano sui sentieri di Internet portandosi dentro ferite vere o immaginarie. E quando ci riescono si riuniscono in branco in una grotta virtuale. Un sito, una pagina web. È in questo anfratto che si scambiano i loro messaggi di rabbia e follia. Scrivono la lista dei nemici, indicano i film preferiti, segnalano i videogiochi da non perdere. E celebrano i loro eroi: Eric e Dylan, gli autori della strage al liceo di Columbine (Colorado). È il ricordo di quel massacro ad unirli, a farli sentire branco.

Basta leggere quello che raccontano. «Le vere vittime erano Eric e Dylan», «Lunga vita a voi, ragazzi». «Vi amo». «Avete fatto la cosa giusta». «Mi sarei comportato allo stesso modo ». In tanti lanciano un messaggio che dice tutto: «Riposate in pace». E imitando i siti qaedisti elencano i loro «martiri», altri lupi responsabili di sparatorie nelle scuole. Jeff Wise, Kimveer Gill, Asa Coon, Robert Steinhäuser, Cho Seung-hui. Ma anche due banditi protagonisti di una battaglia con la polizia. L'ultimo ad entrare in questo Pantheon angosciante è il finlandese Pekka-Eric.

L'aspetto inedito è che non vivono solo negli Usa. Sono transnazionali, come lo sono i terroristi jihadisti. Ci sentiamo di fare una previsione. Uno dei prossimi attacchi avverrà in branco: colpiranno un liceo negli Stati Uniti ed uno in Europa o in Giappone. Attacco coordinato. Qualche indizio è già emerso. La polizia finlandese ha scoperto che Pekka-Eric era in contatto con Dillon Cosey, un quattordicenne di Philadelphia arrestato alla metà di ottobre. Il teen-ager è stato trovato in possesso di un arsenale che doveva servire per attaccare la ex scuola. Aveva anche uno spazio su YouTube. Una pagina di foto di kalashnikov, in primo piano l'omaggio a Eric e Dylan. Nella scheda Dillon indica i suoi interessi: sparare, andare su Internet, videogiochi, la sparatoria a North Hollywood, rapine in banca, Columbine. Non meno allarmante il riferimento ai «gruppi»: «In memoria di Eric e Dylan», «Natural Selection's Army», «Ica» (Imperial Cobra Army).


Farneticazioni di un ragazzino disturbato? Vero. Ma scavando un poco e superando la storia del quattordicenne si scopre dell'altro. In particolare sulla «Natural Selection». Non è solo una sigla, ma un modo di pensare. La selezione naturale avviene sulla punta del fucile, elimina «chi fa soffrire il prossimo». Qualcuno ha scorto analogie con le teorie estreme di un «pensatore» finlandese che giustifica l'uccisione degli uomini in quanto distruggono la Natura. Su MySpace, del gruppo «Natural Selection's Army» («Esercito della selezione naturale») facevano parte sia Pekka-Eric che Dillon.

Ecco cosa scrivono alcuni «soldati »: «Dopo il 20 aprile (data della strage di Columbine, ndr) ogni cosa è cambiata per noi... Vediamo il mondo così come è, un posto dominato da stupidi e deboli... È venuto il momento di ribellarsi e alzare il pugno... I nuovi membri devono provare la loro lealtà a Reb e Vodka (soprannomi di Eric e Dylan)». In un messaggio su YouTube, Pekka-Eric ribadiva: «Questa è la mia guerra... È giunta l'ora della selezione naturale». E se Dillon è stato fermato appena in tempo, il finlandese ha messo in atto le sue minacce diventando un nuovo modello da imitare.

Ciò che più allarma sono le risposte di chi partecipa ai blog legati a Columbine. Scrivono da ogni parte del mondo, compresa l'Italia. I loro commenti vanno dalla solidarietà totale («Siamo con voi») alla comprensione («Non sono d'accordo con ciò che avete fatto ma capisco»). Altro elemento chiave è il bullismo. Un buon numero degli «sparatori» sono stati perseguitati dai loro compagni di scuola. Una condizione che ha enfatizzato il loro malessere ed ha accentuato il loro isolamento nella loro realtà sociale. Ma nel contempo ha suscitato su Internet una simpatia post-mortem tra quanti hanno subito situazioni simili. Creando una sorta di giustificazione per il massacro. Un rapporto causa-effetto accettato da molti giovani e respinto per fortuna da altri. «Ho avuto una vita più difficile della loro. Sono cresciuto in un orfanotrofio, ho patito molestie — ha scritto un partecipante al blog —. Ma non ho ammazzato nessuno».

Guido Olimpio per il “Corriere della Sera

mercoledì, settembre 26, 2007

by PSICOCAFE'

BBC Senses Challenge.JPG

I tipi della BBC, dio ce li conservi, hanno un bel test interattivo, nella loro pagina Human Body and Mind (roba che noi sognamo soltanto in Italia), che mette alla prova in maniera divertente le capacità percettive e le conoscenze di base sui cinque sensi, il tutto attraverso 20 domande a tempo.
Sono presenti note illusioni ottiche e sia che diate la risposta esatta, sia che sbagliate è possibile conoscere la spiegazione di certi meccanismi sensoriali e percettivi.
Se non conoscete troppo bene l'inglese, dato che la temporizzazione è piuttosto "incalzante" potrebbe risultare non semplice.
Accetto candidature di qualcuno che sappia usare il flash per farne una versione italiana. Io metto il testo, lui (o lei) l'animazione, entrambi ne ricaviamo impagabile soddisfazione. :D


VAI AL TEST

lunedì, luglio 30, 2007

by psicocafè

Perché ridiamo quando siamo a disagio?

Sarà capitato a molti di trovarsi in una situazione di disagio e di cominciare a ridere.
Gli psicologi si chiedono se questo comportamento nasca dalla necessità di nascondere agli altri il nostro spiacevole stato d’animo o sia una strategia per confortarci e proteggerci dal disagio stesso.
Il dubbio è se ridiamo per salvarci la faccia o per scacciar via la brutta sensazione.
Matthew Ansfield della Lawrence University ha pubblicato su Personality and Social Psychology Bulletin uno studio volto a dirimere la questione.
Ha videoregistrato 80 uomini e 80 donne durante la visione di filmati dal contenuto disgustoso, divertente o neutro. Sia da soli di fronte allo schermo che in compagnia di qualcun altro.
Dalle videoregistrazioni è stato possibile appurare che più il video era disgustoso, più a disagio i partecipanti dichiaravano di sentirsi, più tendevano a ridere.
Alla fine della proiezione, più avevano riso, meno a disagio si sentivano.
Questa sequenza è in accordo con l’ipotesi che ridere abbia un effetto protettivo nei confronti del disagio stesso, ma non è sufficiente a chiarire la questione principale.
I soggetti che assistevano alla proiezione in compagnia di altre persone ridevano molto di più di quanto non facessero da soli, quindi rimaneva del tutto plausibile che le persone ridessero per nascondere la propria emotività agli altri, per apparire machi o stoici per esempio.
L’autore dello studio ha allora chiesto ai partecipanti un giudizio sui compagni d’esperimento verificando che chi aveva riso in misura maggiore veniva giudicato meno gradevole degli altri e dal comportamento inappropriato.
Sembrerebbe dunque che non ridiamo per ragioni sociali, perché il risultato che otteniamo a quel punto è tutt’altro che auspicabile dal punto di vista della desiderabilità sociale.
Al contrario il riso sembra avere prima di tutto una funzione autoregolatoria e il fatto che in compagnia di altre persone sentiamo maggiore l’urgenza di ricorrervi può essere spiegato con il fatto che la riluttanza a rendere pubbliche le proprie emozioni aggiunge disagio al disagio.

La prossima volta che al cinema qualcuno ridacchia, un po’ cretinamente, di fronte alla scena più drammatica del film, guardate a lui con indulgenza.

Abstract | Smiling when distressed: When a smile is a frown turned upside down.
Fonte | BPS Research

lunedì, luglio 16, 2007

PSICOLOGIA COGNITIVA

Cervello: le scoperte della settimana

Restringi post Espandi postPubblicato da Giulietta Capacchione alle 21:57 in Psicologia cognitiva

Psychology1.jpgITALIANI SCOPRONO L'AREA DEL CERVELLO DOVE 'LEGGERE' LE BUGIE.
Gli scienziati, guidati da Alberto Priori dell'università di Milano e in collaborazione con l'università di Padova, hanno appena pubblicato su Cerebral Cortex una ricerca nella quale dimostrano come una particolare regione del cervello, la 'corteccia prefrontale dorsolaterale', è fondamentale per dire le bugie. Ma non bugie qualsiasi: solo quelle nelle quali si nega un fatto realmente accaduto. Continua a leggere

COSI' IL NOSTRO CERVELLO DIVENTA "AMORALE".
Antonio Damasio, del «Brain and Creativity Institute» e collaboratori mostrano che i pazienti affetti da danno cerebrale all'area ventro-mediana della corteccia prefrontale effettuano senza dilemmi di sorta scelte morali che sarebbero per tutti noi assai lancinanti, in particolare decidono di dirottare un vagone impazzito su un diverso binario, salvando sei persone, ma uccidendo un innocente malcapitato che si trova per caso sul binario sbagliato.
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PERCHE' IMPARIAMO DAI NOSTRI ERRORI.
Quando si sta per ripetere uno sbaglio già commesso in passato, il cervello si attiva immediatamente ed invia un segnale di avvertimento, per impedirci di ricaderci di nuovo.
A scoprire questo meccanismo di rapida allerta ed autoprotezione - si attiva in un decimo di secondo - è stato un gruppo di ricercatori dell'università di Exeter, in Gran Bretagna.
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TROVATA PASTICCA CHE CANCELLA I BRUTTI RICORDI.
Ricercatori americani e canadesi hanno annunciato ufficialmente di essere riusciti a mettere a punto quella che puo' essere definita la ''pillola dell'amnesia selettiva''. Si tratta di un farmaco che, causando particolari reazioni biochimiche nel cervello, permette ad un individuo di cancellare i brutti ricordi.
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