sabato, febbraio 28, 2009

DA NON PERDERE!!!



“Film&Food Festival - Il Gusto del Cinema da Stabia a Sorrento” 4/5/6/7 MARZO 2009
Evento di Cinema e Gastronomia organizzato dalla Condotta dello Slow Food con la collaborazione del Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento e la rivista “Gusto Mediterraneo” che si terrà in penisola Sorrentina dal 4 al 7 marzo 2009
L' evento è citato sulla stampa della patria mondiale della gastronomia "Le Figaro".
Si rinnova in costiera il goloso appuntamento tra Cinema e Gastronomia. Un festival itinerante con proiezioni di film seguite da cene a tema in ristoranti della penisola che vanno da Castellammare fino a Sorrento. Un evento che vedrà le due arti intrecciarsi in un unico momento culturale e conviviale con la partecipazione di giornalisti cinematografici, di quelli che curano le pagine di enogastronomia ed esperti Slow Food.

Cinema e gastronomia: due espressioni artistiche, due modi di vedere il mondo che hanno in comune l’intensità dell’emozione che si prova gustandoli E’ questione di sensi. Quello del gusto e quello della vista. Sensi che comunque partono dal cuore. Ma è soprattutto questione di passione. Quella sfrenata per l’arte cinematografica che mette sullo schermo pezzi di storia umana o fantastiche illusioni e quella per la cucina che mette nei piatti il modo di essere di un popolo o le fantasiose rivisitazioni di tradizioni secolari.

Uno dei punti di incontro, ben visibile, tra le due arti sono le memorabili scene ambientate a tavola o che hanno per oggetto il cibo. La sintesi di questo incontro, tutt’altro che raro nella filmografia di tutti i tempi, è racchiusa nell’ultimo libro “Il gusto del Cinema- Almanacco 2008”, della giornalista Laura Delli Colli inviata del settimanale “Panorama”. Un libro di ricette rivisitate dall'autrice e tratte da scene di memorabili film del 2008.

Ed è proprio il libro di Delli Colli con la filmografia del 2008 ad essere il filo conduttore dell’evento. Dal libro sono stati scelti 3 film che hanno in comune il tema della tolleranza, l’integrazione e la solidarietà sociale per raccontare il gusto di un cinema che ha il sapore dolce, salato, piccante ed esotico della buona tavola.

I film saranno proiettati gratuitamente al Cinema Delle Rose di Piano di Sorrento con un unico spettacolo pomeridiano previsto per le ore 18.

- Mercoledì 4 marzo “Pranzo di Ferragosto” di Gianni Di Gregorio con Valeria De Franciscis e Alfonso Santagata. Film rivelazione, premiatissimo alla Mostra di Venezia 2008, con la pasta al forno che dirà la sua sulla solidarietà sociale

- Giovedì 5 marzo “Bianco e nero” di Cristina Comencini con Fabio Volo a Ambra Angiolini. Film sull’amore che superando le barriere razziali può tutto, anche trasformare il protagonista in un improvvisato cameriere che serve polpette vegetali.

- Venerdì 6 marzo “Lezioni di cioccolato” di Claudio Capellini con Luca Argentero, Violante Placido e Neri Marcorè. Un film al cioccolato in ogni senso, dove il prelibato dolce cambierà la vita al protagonista facendogli incontrare l’amore e capire l’importanza del rispetto per i lavoratori stranieri.

Dopo ogni proiezione ci sarà la cena ispirata al film con una libera interpretazione, dei piatti presi prestito dal libro della Delli Colli, da parte dello chef di casa che sarà affiancato da uno chef stella Michelin. E quindi la tolleranza a tavola prenderà il sapore della pasta vista in “Pranzo di ferragosto”, il sapore della cucina etnica vista in “Bianco e nero” e del cioccolato visto in “Lezioni di cioccolato”. Prima della cena un giornalista esperto in enogastronomia, affiancato da un esponente dello Slow food, illustrerà i piatti ed il loro collegamento al film

L'itinerario ed i protagonisti:

- Mercoledì 4 marzo apertura del Festival al Gran Hotel "Crowne Plaza Stabiae Sorrento Coast" di Castellammare ore 20.30 con una cena ispirata al film “Pranzo di ferragosto” che avrà per protagonista la pasta della vicina Gragnano ed in particolare quella del pastificio “Garofalo”. In una serata dedicata alla pasta non poteva mancare la presenza del “Club Maccheronico” e del suo presidente, il noto giornalista enogastronomico Antonio Fiore. Ospite d’eccezione la scrittrice Maria Natale Orsini che con il suo romanzo “Francesca e Nunziata”, da cui è stato tratto un celebre film con Sofia Loren, ha contribuito alla diffusione della cultura della pasta artigianale. Il menù a quattro mani sarà curato, dallo chef di casa Enrico Mori e da Renato Martino chef del ristorante stellato “Vairo al Volturno”. Info/081.3946700

- Giovedì 5 marzo alla "Grillerie del Casale" di Meta ore 20.30, la cena sarà dedicata alla cucina etnica, ispirata al film “Bianco e nero”. La serata condotta dai giornalisti Stefano De Stefano e Luigi D’Alise esperti in cinema ed enogastronomia vedrà la partecipazione dello chef stellato Peppe Stanzione del ristorante “Casa del nonno 13” di Mercato San Severino che affiancherà lo chef della Grillerie Nico Ercolano. Info/081.8787722

- Venerdì 6 marzo al ristorante "Le Tre Arcate" di Piano di Sorrento ore 20.30,sarà di scena il cioccolato che con una libera interpretazione dal film “lezioni di Cioccolato” sarà il protagonista dei piatti preparati dallo chef stellato Peppe Guida del ristorante “Nonna Rosa” che affiancherà lo chef delle Tre Arcate, Salvatore Accietto. La giornalista Santa Di Salvo esperta in enogastronomia guiderà gli ospiti durante la cena di degustazione. Info/081.532 1849

- Sabato 7 marzo gran finale all'Excelsior Vittoria di Sorrento dove la giornata conclusiva prevede due eventi.
In mattinata sarà presentato il libro “ Malafemmena” di Liliana De Curtis. Un libro che racconta la vera storia della canzone scritta da Totò e celebrata anche in un famoso film. La figlia del grande Totò sarà presente all’evento
In serata il gala conclusivo con Laura Delli Colli che, affiancata da Bruno Gambacorta, Antonio Fiore, Santa Di Salvo ,farà un bilancio dell'evento coinvolgendo i giornalisti e gli chef protagonisti delle serate precedenti, tracciando un analisi della filmografia del 2008 ed il suo legame con la gastronomia ed i piatti visti nei film e poi preparati dai vari chef. Mentre lo chef del Vittoria Vincenzo Galano preparerà una cena ispirandosi, per il menù, ai tre film proiettati nelle serate precedenti. Un piatto dedicato alla pasta, uno al cacao ed uno ala cucina etnica. Una serata conclusiva che riassumerà l'itinerario svolto e lo spirito della intera manifestazione. Saranno presenti i vertici nazionali dello Slow Food, personalità del mondo della cultura Info/081.8071044

I vini in abbinamento ai piatti, creati per le quattro cene, sono delle aziende vitivinicole: “Terre di Sylva Mala”, “ Cantina Podere del Tirone” “ Marisa Cuomo” e “Terre del Principe”. Mentre i rosoli di fine pasto saranno dell’Enoteca Di Leva di Gragnano e la pasta di “Garofalo”. Inoltre, saranno utilizzati prodotti dei “Presidi Slow Food”

TUTTE LE SERATE PREVEDONO LA PARTECIPAZIONE DI UN PUBBLICO PAGANTE A PREZZO SLOW FOOD
Crowne Plaza 40euro
Grillerie Meta 35euro
Tre arcate piano35 euro
Vittoria 60 euro

giovedì, febbraio 19, 2009

VAI E SOTTOSCRIVI

Appello per il diritto alla libertà di cura

Rispettiamo l'Articolo 32 della Costituzione

Il Parlamento, con molti anni di ritardo e sull'onda emotiva legata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro, si prepara a discutere e votare una legge sul testamento biologico.

Dopo quasi 15 anni di discussioni, chiediamo che il Parlamento approvi questo importantissimo provvedimento che riguarda la vita di ciascun cittadino. Il Parlamento, dove siedono i rappresentanti del popolo, deve infatti tenere conto dell'orientamento generale degli italiani.

Rivendichiamo l'indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie, come scritto nella Costituzione.

Rivendichiamo tale diritto per tutte le persone, per coloro che possono parlare e decidere, e anche per chi ha perso l'integrità intellettiva e non può più comunicare, ma ha lasciato precise indicazioni sulle proprie volontà.

Chiediamo che la legge sul testamento biologico rispetti il diritto di ogni persona a poter scegliere.

Chiediamo una legge che dia a chi lo vuole, e solo a chi lo vuole, la possibilità di indicare, quando si è pienamente consapevoli e informati, le terapie alle quali si vuole essere sottoposti, così come quelle che si intendono rifiutare, se un giorno si perderà la coscienza e con essa la possibilità di esprimersi.

Chiediamo una legge che anche nel nostro Paese dia le giuste regole in questa materia, ma rifiutiamo che una qualunque terapia o trattamento medico siano imposti dallo Stato contro la volontà espressa del cittadino.

Vogliamo una legge che confermi il diritto alla salute ma non il dovere alle terapie.

Vogliamo una legge di libertà, che confermi ciò che è indicato nella Costituzione.


Primi Firmatari

Ignazio Marino, chirurgo e senatore
Giuliano Amato, ex Presidente del Consiglio
Corrado Augias, scrittore
Bianca Berlinguer, giornalista
Alessandro Cecchi Paone, conduttore televisivo
Maurizio Costanzo, giornalista
Guglielmo Epifani, Segretario Generale CGIL
Paolo Franchi, giornalista
Silvio Garattini, scienziato, farmacologo
Massimo Giannini, giornalista
Franzo Grande Stevens, avvocato
Marcello Lippi, Commissario tecnico della Nazionale italiana
Luciana Littizzetto, attrice e cabarettista
Alessandra Kustermann, medico, ginecologa
Miriam Mafai, giornalista e scrittrice
Vito Mancuso, teologo
Erminia Manfredi, regista
Simona Marchini, attrice e autrice
Rita Levi Montalcini, premio Nobel
Giuseppe Remuzzi, scienziato, immunologo
Stefano Rodotà, giurista
Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano La Repubblica
Umberto Veronesi, oncologo
Mina Welby, delegato municipale ai diritti civili
Gustavo Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte Costituzionale

lunedì, febbraio 16, 2009

PERDETE OGNI SPERANZA...

riporto dal sito novamag.it

PERCHE' ALL'ITALIA NON BASTEREBBE UN OBAMA...

Il 27 gennaio lo Huffington Post, ormai celebre quotidiano online statunitense fondato nel 2005 da Arianna Huffington e premiato per due anni come migliore blog politico, ha pubblicato un intervento di due giovani ricercatori italiani con un’esperienza internazionale, Alessandro Fusacchia e Fabio Oliva intitolato “Italy: No Country For Young Men“. Ne riportiamo la traduzione in italiano.

L’Italia è alla ricerca di un Barack Obama italiano. All’indomani della vittoria del primo afro-americano in un’elezione presidenziale americana, politici italiani di ogni fede, la società civile, i media e l’opinione pubblica hanno reclamato con veemenza la necessità di un’ondata di speranza e cambiamento anche per la nostra penisola.Purtroppo il vento del cambiamento non soffia sull’Italia, un paese affetto da lentezze burocratiche, scandali e una scarsa propensione all’innovazione. Anche ammesso che si riuscisse a trovare un Obama italiano, un tale individuo da solo non riuscirebbe a ridare speranza e intraprendere le riforme e le trasformazioni necessarie a un paese immobile da decenni e resistente al cambiamento. In poche parole, l’Italia non è pronta per un leader come Obama.

Il Belpaese è assediato da problemi strutturali, che hanno bisogno di risposte e soluzioni strutturali. La ricerca di una leadership come quella rappresentata da Obama - giovane, competente e capace di unire una società frammentata e abbattuta - è possibile solo a condizione che si avvii una strategia innovativa per il reclutamento e l’empowerment delle nuove generazioni.

Il rinnovamento della leadership può essere realizzato soltanto attraverso un approccio inclusivo e inter-generazionale al potere. Purtroppo, il sistema italiano - per non parlare della sua attempata classe dirigente - è ostile a questi concetti. Esso rifiuta qualsiasi meccanismo di rigenerazione rendendo l’eventuale ascesa di una figura come quella del neo-presidente americano insufficiente a risanare il paese.
L’avvento di un nuovo leader sarebbe un inutile spreco nel momento in cui manca un’intera generazione di giovani consiglieri e riformatori aperti al cambiamento necessari a dare consistenza all’azione di governo e promuovere una nuova stagione di politiche pubbliche. Chi è predisposto alla creatività e aperto al cambiamento viene messo alla porta oppure è costretto a emigrare. Un rapporto promosso dalla Fondazione Migrantes ha dimostrato che oltre la metà dei 4 milioni di italiani che vivono regolarmente all’estero ha meno di 35 anni. I giovani professionisti e i ricercatori in particolare rappresentano la colonna portante della diaspora italiana.
I settori della ricerca, delle infrastrutture e dell’energia soffrono di problemi riconducibili alle stesse cause.
Le università continuano a chiedere maggiori fondi ma allo stesso tempo sono incapaci di farne un buon uso a causa delle incoerenze burocratiche, delle lacune strutturali di cui soffre un sistema dell’istruzione in affanno a causa dell’assenza di meccanismi di valutazione e ottimizzazione delle risorse.
Nel dicembre del 2008, a Torino durante una conferenza sulle potenzialità del cosiddetto “cloud computing” - l’uso di internet come piattaforma di sviluppo tecnologico - un partecipante ha sarcasticamente chiesto ‘come si pensasse di far funzionare una piattaforma internet 2.0 in un’Italia 0.0′ dove il tasso di penetrazione della banda larga è ancora sotto il 10%. Un giovane imprenditore di una start-up, anch’egli presente alla conferenza, ha raccontato che il nuovo software che era riuscito a produrre è stato rifiutato dai rivenditori poiché ritenuto ‘troppo innovativo per il mercato italiano’. Alla fine l’imprenditore, pur di riuscire a vendere il prodotto, si è visto costretto a ridurre il livello di innovazione tecnologica del software.

Proprio come non ha alcun senso far viaggiare dei treni ad alta velocità su binari lenti, ha altrettanto poco senso avere un leader del 21° secolo come Barack Obama in un sistema politico del 20° secolo come quello italiano.
Le riforme e le trasformazioni sistemiche non possono essere ritardate in attesa dell’arrivo di un profeta politico. Bisogna passare il testimone a quegli “agenti del cambiamento” capaci di innovare tanto i contenuti quanto i metodi. Le loro voci devono essere ascoltate, i rappresentati messi in collegamento tra di loro e con i problemi del paese in maniera tale che l’aggregato possa produrre una trasformazione generale e non degli sforzi isolati.
In realtà un metodo nuovo ha già preso piede. Esso fa perno su alcuni ideali come l’innovazione audace, la lungimiranza, il pragmatismo, e l’inclusione. Nozioni e modi di pensare che i giovani professionisti e ricercatori italiani con solide esperienze all’estero - in particolare in Europa e negli Stati Uniti - hanno messo in atto per decenni.

Il cambiamento non potrà mai venire dall’esterno. Ma il cambiamento può scaturire dalle esperienze degli italiani che hanno imparato molto fuori dall’Italia e da tempo hanno voglia di dare un contributo al paese. Essi sono stanchi di essere esclusi, sono risoluti dinanzi alle avversità, ma avversi all’antagonismo tra generazioni poiché sono accesi sostenitori della collaborazione intergenerazionale e della meritocrazia. Brandiscono la spada della non-appartenenza e dell’indipendenza dai warlords della politica italiana, dell’accademia, dell’economia, e dei media nazionali in attesa che arrivi il tanto atteso momento di tornare a casa.

C’è chi sostiene che la crisi economica globale senza precedenti che ci ha investito lascia pochi margini di manovra per attuare delle riforme e dei cambiamenti radicali. Tuttavia la storia ha dimostrato l’esatto contrario. Come suggerito dall’ultimo rapporto del CENSIS, l’attuale crisi economica globale avrà pur creato una “situazione di panico collettivo” ma essa ha anche seminato il seme della speranza in una “trasformazione epocale” simile a quella realizzata nel secondo dopoguerra che appare l’unica via d’uscita percorribile. Ammesso che si faccia spazio a una nuova leadership collettiva

giovedì, gennaio 22, 2009

UN NUOVO UOMO, UN UOMO NUOVO

APTOPIX Obama InaugurationFoto © Associated Press. Dal sito www.ainostriposti.wordpress.com riporto la traduzione del discorso del presidente americano Obama, con mille ringraziamenti al traduttore per lo sforzo fatto di rendere fruibile a tanti lo spirito delle parole del nuovo presidente degli Stati Uniti d'America.

grazie!

DISCORSO INAUGURALE DI BARACK OBAMA,

WASHINGTON, 20 GENNAIO 2009

Miei cari concittadini:

Mi trovo qui oggi, umile davanti al compito che ci attende, grato per la fiducia che mi avete dato, conscio dei sacrifici sopportati dai nostri antenati.
Ringrazio il presidente Bush per il suo servizio a questa nazione, e per la generosità e spirito di cooperazione che ha dimostrato durante questo periodo di transizione.

Quarantaquattro Americani hanno prestato il giuramento presidenziale. Queste parole sono state pronunciate durante maree di crescente prosperità e calme acque di pace. Tuttavia, è anche capitato che il giuramento sia stato proclamato sotto nubi incombenti e violenti temporali. In quei momenti, l’America è andata avanti non solo grazie alle capacità e alla visione delle persone agli alti posti di comando, ma poichè noi tutti, come popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri fondatori, e sinceri davanti alle nostre Carte fondamentali.

Finora è andata così, e così dovrà andare anche per questa generazione di Americani.

Il fatto che ci troviamo nel mezzo di una crisi è ora ben chiaro. La nostra nazione è in guerra contro ad una potente rete di violenza e odio. La nostra economia è pesantemente indebolita, in conseguenza dell’avarizia e dell’irresponsabilità da parte di alcuni, ma anche dal nostro fallimento collettivo di operare scelte difficili e preparare la nazione per una nuova era. Sono state perse abitazioni; sono stati tagliati posti di lavoro; molte imprese hanno chiuso. Il nostro sistema sanitario costa troppo; le nostre scuole bocciano troppi giovani; e ogni giorno porta con sè ulteriori prove che la maniera in cui usiamo l’energia rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.

Questi sono indicatori di una crisi, misurati da informazioni e statistiche. Meno misurabile, ma non meno profonda è un’indebolita confidenza che attraversa l’intera nazione - una paura persistente che il declino dell’America sia inevitabile, e che le nuove generazioni dovranno ridurre le proprie aspirazioni.

Oggi vi dico che le sfide che ci attendono sono reali. Sono serie e sono molte. Queste sfide non verranno affrontate facilmente, o in un breve periodo. Ma sappi questo, America - queste sfide verranno affrontate.

In questo giorno, ci ritroviamo qui poichè abbiamo scelto la speranza sopra la paura, l’unità di propositi sopra al conflitto e alla discordia.

In questo giorno, ci raduniamo per proclamare la fine dei problemi insulsi, delle false promesse, delle recriminazioni e dei dogmi inutili che per troppo tempo hanno strangolato la nostra politica.

Siamo una nazione giovane, ma come si evince dalle parole nella Scrittura, è giunto il tempo di mettere da parte le faccende da fanciulli. E’ giunto il tempo di riaffermare la resistenza dei nostri spiriti ; il tempo di scegliere la nostra storia migliore. E’ giunto il tempo di portare avanti quel dono prezioso, quella nobile idea, che passa da generazione in generazione: la promessa divina che gli uomini sono tutti uguali, che tutti sono liberi, e che tutti hanno diritto all’opportunità di ricercare la propria piena felicità.

Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, comprendiamo che la grandezza non è una cosa data per scontata. Deve essere guadagnata. Il nostro viaggio non è mai stato caratterizzato da scorciatoie o da compromessi. Non abbiamo imboccato una strada per chi non ha coraggio - per quelli che preferiscono l’ozio al lavoro, o che cercano solamente i piaceri derivanti dalla ricchezza e dalla fama. Piuttosto, è stato un percorso per chi sa prendere rischi, per chi lavora, per chi crea cose - alcuni celebrati, ma molto più spesso uomini e donne ignoti nella loro fatica, che ci hanno portato molto avanti, nel lungo e difficile sentiero verso la prosperità e la libertà.

Per noi, essi hanno messo in valigia i propri miseri averi e hanno attraversato oceani alla ricerca di una nuova vita.

Per noi, hanno faticato in pessime condizioni e hanno abitato il West; hanno sopportato il colpo di una frusta e arato dure terre.

Per noi, essi hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn.

Altro tempo, e ancora questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati, e hanno lavorato fino a che le loro mani fossero dure, così che noi potessimo avere una vita migliore.

Essi videro l’America come qualcosa di più grande della somma delle nostre ambizioni individuali; qualcosa di più importante di tutte le differenze di nascita, ricchezza o fazione politica.

Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniano la nazione più prosperosa e potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno laboriosi di quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e i nostri servizi non sono meno necessari di quanto lo fossero la scorsa settimana, lo scorso mese o lo scorso anno. Il nostro potenziale non è diminuito. Ma il nostro tempo di starsene soddisfatti, di proteggere interessi particolari e di rimandare decisioni spiacevoli - quel tempo è decisamente passato. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, scuotere la polvere di dosso e cominciare nuovamente l’impresa di ricostruire l’America.

Poichè, ovunque si volga lo sguardo, c’è del lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede azione, forte e veloce, e noi ci attiveremo - non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per preparare nuove fondamenta per la crescita. Costruiremo ponti e strade, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano il nostro commercio e ci tengono in contatto. Riporteremo la scienza al ruolo che le spetta, e raccoglieremo i prodigi della tecnologia per aumentare la qualità del sistema sanitario e abbassare i suoi costi. Mieteremo dal sole, dal vento e dalla terra per dare energia alle nostre macchine e alle nostre industrie. E trasformeremo le nostre scuole e le nostre università perchè sappiano sostenere le richieste di una nuova era. Tutto questo possiamo fare, e tutto questo faremo.

Ora, ci sono alcuni che mettono in dubbio la scala delle nostre ambizioni - che suggeriscono che il nostro sistema non riesca a tollerare troppi grandi progetti. Le loro memorie sono brevi. Essi hanno infatti dimenticato quello che questa nazione ha già fatto; quello che uomini e donne libere possono ottenere quando l’immaginazione si sposa con un comune proposito, e la necessità con il coraggio.

Ciò che i cinici non comprendono è che il terreno si è rivoltato sotto i loro piedi - che i soliti argomenti politici che ci hanno consumato per così tanto tempo non si applicano alla situazione corrente. La domanda che ci facciamo oggi non è se il governo sia troppo grande o troppo piccolo, bensì se esso sia efficace -se stia aiutando le famiglie a trovare lavoro con una giusta paga, se provveda a cure accessibili, a pensioni dignitose. Se la risposta sarà sì, allora andremo avanti. Se sarà no, i programmi verranno interrotti. E coloro tra noi che amministrano il denaro pubblico verrano ritenuti responsabili nello spendere con saggezza, nel riformare le cattive abitudini e nel condurre il proprio lavoro alla luce del giorno - poichè solo in questo modo potremo ricostruire la fiducia vitale tra un popolo e il suo governo.

La domanda davanti a noi non è neppure se il mercato sia una forza positiva o negativa. Il suo potere di generare ricchezza e espandere la libertà è impareggiabile, ma questa crisi ci ha ricordato che, senza un occhio vigile, il mercato può perdere il controllo, e una nazione non può prosperare a lungo quando favorisce solamente i più ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dalla misura del nostro prodotto interno lordo, ma anche dalla sua capillare distribuzione; dalla nostra capacità di estendere le opportunità a chiunque le cerchi - e non per spirito di carità, ma per convinzione che si tratti della strada più sicura verso il bene comune.

Per quanto riguarda la nostra difesa, rigettiamo come falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali. I nostri Padri Fondatori, davanti a rischi che possiamo solo lontanamente immaginare, hanno preparato un documento per che assicurasse il valore assoluto della legge e i diritti dell’uomo. Un documento poi esteso grazie al sangue di generazioni. Quegli ideali ancora oggi illuminano il mondo, e non ce ne priveremo per miseri espedienti. Per questo motivo, a tutti i popoli e ai governi che oggi ci osservano, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove nacque mio padre: sappiate che l’America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che cerca un futuro di pace e dignità, e che siamo pronti a guidare il mondo ancora una volta.

Ricordatevi che le passate generazioni hanno sconfitto il fascismo e il comunismo non solo con missili e carrarmati, ma anche con forti alleanze e con durevoli convinzioni. Essi capirono che il nostro potere da solo non ci può proteggere, e che non ci autorizza a fare quello che ci pare. Al contrario, compresero che il nostro potere si accresce tramite un suo uso prudente; la nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle tempranti qualità dell’umiltà e del controllo di sè.

Noi siamo gli eredi di questo patrimonio. Guidati da questi principi, ancora una volta sapremo confrontarci con nuove minacce, che richiederanno uno sforzo ancora maggiore - una più grande cooperazione e comprensione tra nazioni. Cominceremo a lasciare l’Iraq in modo responsabile alla sua gente, e a costruire una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con vecchi amici e antichi nemici, lavoreremo senza stancarci per diminuire la minaccia nucleare e per cancellare lo spettro del riscaldamento globale. Non chiederemo scusa per il nostro modo di vita, e non tremeremo quando dovremo difenderlo, e per coloro i quali cerchino di avanzare le proprie mire inducendo il terrore e massacrando innocenti, diciamo loro che il nostro spirito è più forte e non può essere spezzato; non potete durare più di noi, e vi sconfiggeremo.

Questo fatto si basa sulla consapevolezza che il mosaico delle nostre origini è una forza, non una debolezza. Siamo una nazione di Cristiani e Musulmani, di Ebrei e di Indù - e di non credenti. Siamo caratterizzati da ogni lingua e ogni cultura, attirata da ogni parte del mondo; e poichè abbiamo assaggiato il boccone amaro della guerra civile e della segregazione, e siamo emersi da quell’oscuro capitolo più forti e più uniti, non possiamo che credere che gli odi antichi un giorno passeranno; che i confini tribali presto si dissolveranno; che mentre il mondo si fa sempre più piccolo, presto il senso della nostra comune umanità si farà evidente; e l’America deve giocare il proprio ruolo nell’introdurre una nuova era di pace.

Al mondo Musulmano, dico che stiamo cercando una nuova via per andare avanti, basata su un interesse e su un rispetto reciproco. Ai governanti nel mondo che cercano di fomentare conflitti o incolpano l’Occidente dei problemi nelle proprie rispettive società - sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno per ciò che avrete costruito, non per ciò che avrete distrutto. A coloro i quali si tengono al potere tramite la corruzione, la falsità e la repressione del dissenso, sappiate che siete sul fronte sbagliato della storia; ma saremo pronti a darvi la mano se sarete disposti a distendere il pugno.

Ai popoli delle nazioni povere, vi promettiamo che lavoreremo assieme a voi per far sì che le vostre fattorie siano rigogliose e che acque pulite possano scorrere; per nutrire corpi affamati e sfamare menti desiderose di sapere. Alle nazioni che, come la nostra, godono di una relativa ricchezza, diciamo che non possiamo più permetterci l’indifferenza alla sofferenza che ha luogo fuori dai nostri confini; e non possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza curarci degli effetti. Il mondo è cambiato, e noi dobbiamo cambiare con esso.

Mentre consideriamo la strada che si dispiega davanti a noi, ricordiamo con umile gratitudine quei coraggiosi Americani che, in questo preciso istante, stanno pattugliando deserti desolanti e montagne lontane. Essi ci dicono qualcosa oggi, proprio come gli eroi caduti che riposano ad Arlington ci sussurrano da generazioni. Noi li onoriamo non solo poichè sono i guardiani della nostra libertà, ma anche poichè incarnano lo spirito di servizio; un desiderio di trovare un significato in qualcosa di più grande di loro stessi. E ancora oggi, in questo momento, un momento che definirà una generazione, è precisamente questo spirito che ci deve conquistare.

Poichè per quanto il governo possa e debba fare, alla fine gli elementi su cui si regge questa nazione sono la fede e la determinazione del popolo Americano. E’ la generosità di accogliere in casa un forestiero quando si rompe una diga, è l’altruismo dei lavoratori che preferiscono tagliare le proprie ore di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il proprio posto: queste sono le cose che ci fanno luce durante le ore più buie. E’ sia il coraggio dei pompieri che si buttano in una scala piena di fumo, sia la decisione di due genitori di crescere un figlio, a decidere del nostro destino.

Può darsi che le nostre sfide siano nuove. Gli strumenti con cui le affronteremo saranno nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e correttezza, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - queste sono cose antiche. E sono cose vere. Sono state le forze silenziose del progresso attraverso la nostra storia. Ciò che si chiede oggi è un ritorno a queste verità. Ciò che si chiede oggi è una nuova era di responsabilità, una presa di coscienza, da parte di ogni Americano, che abbiamo dei compiti per noi stessi, per la nostra nazione e per il mondo. Compiti che non accettiamo mugugnando ma che piuttosto abbracciamo felici, fermi nella consapevolezza che niente soddisfa il nostro spirito e definisce il nostro carattere come il fare del nostro meglio nei momenti più difficili.

Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.

Questa è la sorgente della nostra confidenza - la consapevolezza che Dio ci ha chiamati per dare forma ad un destino incerto.

Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo - uomini, donne e bambini di ogni razza e fede si riuniscono per festeggiare su questa magnifica spianata, e un uomo il cui padre meno di sessant’anni fa non avrebbe potuto farsi servire a un ristorante può ora stare qui davanti a voi e prestare un solenne giuramento.

Teniamo dunque questa giornata come un ricordo, di quello che siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Negli anni della nascita degli Stati Uniti, nei mesi più freddi, vi era una piccola banda di patrioti, stretti intorno a piccoli fuochi, in un accampamento sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. In un momento in cui l’esito della rivoluzione era in dubbio, il padre della nostra nazione ordinò che queste parole fossero lette al popolo:

“Che sia reso noto al mondo futuro… che nel profondo dell’inverno, quando nulla se non la speranza e la virtù sarebbe potuto sopravvivere, la città e la nazione, allarmate per il comune pericolo, si fecero avanti per affrontarlo”

America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno delle nostre difficoltà, ricordiamoci di quelle parole senza tempo. Con la speranza e con la virtù, affrontiamo coraggiosamente ancora una volta le correnti gelide e resistiamo a qualsiasi tempesta si possa presentare. Facciamo sì che i figli dei nostri figli possano dire, un giorno, che quando noi fummo provati, ci rifiutammo di concludere questo viaggio, di tornare indietro o di esitare. Essi potranno dire che noi, con gli occhi fissi all’orizzonte e la grazia di Dio sopra di noi, portammo avanti il grande dono della libertà e lo consegnammo intatto alle future generazioni.

La traduzione si basa sul transcript rilasciato dalla National Public Radio e che trovate al link:

www.ainostriposti.wordpress.com/2009/01/21/discorso-inaugurale-di-obama-in-italiano/


domenica, gennaio 18, 2009

THE BOSS: IL RITORNO

Finchè il cantiere dei sogni sarà aperto, noi resteremo vivi...
Thanks, Boss



WORKING ON A DREAM
Bruce Springsteen

Out here the nights are long, the days are lonely
I think of you and I’m working on a dream
I’m working on a dream

Now the cards I’ve drawn, it’s a rough hand darlin’
I straighten my back and I’m working on a dream
I’m working on a dream

I’m working on a dream
‘Though sometimes it feels so far away
I’m working on a dream
I know it will be mine someday

Rain pourin’ down, I swing my hammer
My hands are rough from working on a dream

From working on a dream

I’m working on a dream
‘Though trouble can feel like it’s here to stay
I’m working on a dream
Our love will chase the trouble away

I’m working on a dream
Though it can feel so far away
I’m working on a dream
Our love will make it real someday

Sunrise come, I climb the ladder
A new day breaks and I’m working on a dream
I’m working on a dream
I’m working on a dream
I’m working on a dream

I’m working on a dream
‘Though it can feel so far away
I’m working on a dream
And our love will make it real someday

I’m working on a dream
‘Though it can feel so far away
I’m working on a dream
And our love will make it real someday


LAVORO SU UN SOGNO

Là fuori le notti sono lunghe, i giorni solitari:
penso a te e lavoro su un sogno,
lavoro su un sogno.

Le carte che ho calato sono per una mano pesante, mia cara;
ho raddrizzato la schiena e lavoro su un sogno,
lavoro su un sogno.

Lavoro su un sogno
anche se a volte sembra così lontano,
lavoro su un sogno
e so che sarà mio, un giorno.

La pioggia cade, sollevo il martello:
le mie mani si sono indurite a forza di lavorare su un sogno,
a forza di lavorare su un sogno.

Lavoro su un sogno
anche se i problemi mi suggerirebbero di restare coi piedi per terra,
lavoro su un sogno
perché il nostro amore scaccerà via ogni problema.

Lavoro su un sogno
anche se sembra così lontano,
lavoro su un sogno
perché il nostro amore lo farà avverare, un giorno.

Il sole sorge, salgo la scala,
un nuovo giorno è arrivato e io lavoro su un sogno,
lavoro su un sogno.
Lavoro su un sogno
anche se sembra così lontano,
lavoro su un sogno
perché il nostro amore lo farà avverare, un giorno.

mercoledì, dicembre 31, 2008

2009: SI RICOMINCIA DALLA GUERRA. VERGOGNA!



anno nuovo, morti nuovi...e pagano come sempre gli innocenti.


Inizio il 2009 con l'appello di PAX CHRISTI
: vi prego, urlatelo a chi potete!

FERMATEVI SUBITO, FERMIAMOCI TUTTI!

"Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice". P. Manauel Musallam, parroco a Gaza, 27 dicembre 2008
Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente.
A voi, capi politici e militari israeliani,
chiediamo di considerare che insieme ai 'miliziani' di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: "Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d'Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra".
FERMATEVI SUBITO!
A voi, capi di Hamas,
chiediamo di considerare che i vostri razzi artigianali lanciati verso le cittadine israeliane poste sul confine, sono strumenti ulteriori di distruzione e, per fortuna raramente, di morte, e creano inutilmente paura e tensione tra i civili. Sono una assurda e folle reazione all'oppressione subita, che si presta come alibi per un'aggressione illegale. Se foste più potenti, capi di Hamas, vorreste forse raggiungere i livelli di distruzione dei vostri nemici? E non essendolo, a che scopo creare panico, odio e desiderio di vendetta nei civili israeliani che vivono a fianco alla vostra terra? Quali strategie di desolazione, disumane e inefficaci, state perseguendo?
FERMATEVI SUBITO!
E noi donne e uomini che apparteniamo alla 'società civile',
FERMIAMOCI TUTTI!
Sostiamo almeno un minuto accanto a tutti i civili che soffrono. Alle centinaia di ammazzati palestinesi, che per noi non avranno mai nome e volto, come alla vittima israeliana. Alle centinaia di feriti palestinesi e ai fortunatamente pochi feriti israeliani. A chi ha perso la casa. A chi non può curarsi.
E poi, tutti insieme, alziamo la voce: non è questa la strada che porterà Israele a vivere in pace e sicurezza. Non è questa la strada che porterà i palestinesi a vivere con dignità in uno Stato senza più occupazione militare, libero e sovrano.
I media italiani in questi giorni hanno purtroppo mascherato una folle e premeditata aggressione -e soprattutto l'insopportabile contesto di un assedio da parte di Israele che per mesi ha ridotto alla fame un milione e mezzo di persone- scegliendo accuratamente alcuni termini ed evitandone altri.
La maggior parte dei quotidiani e telegiornali hanno affermato che "è stato Hamas a rompere la tregua". Invece il 19 dicembre è semplicemente scaduta una tregua della durata concordata di sei mesi. L'accordo comprendeva: Il cessate-il-fuoco, la sua estensione nel giro di qualche mese alla Cisgiordania e la fine del blocco di Gaza. Questi impegni non sono stati rispettati da Israele (25 palestinesi uccisi solo dalla firma dell'accordo) e quindi Hamas non l'ha rinnovato. Ancor più precisamente, già ai primi di novembre, Israele aveva rotto la tregua con una serie di attacchi a Gaza uccidendo altri 6 palestinesi.
Aiutiamoci allora a valutare criticamente le analisi spesso falsate dei media per dare maggior forza ad altre voci diventate grida: Solo poche ore fa, proprio a Gaza, il Patriarca di Gerusalemme celebrava la Messa di Natale riprendendo il suo Messaggio natalizio:"Siamo stanchi. La pace è un diritto per tutti. Siamo in apprensione per l'ingiusta chiusura imposta a Gaza e a centinaia di migliaia di innocenti. Siamo riconoscenti a tutti gli uomini di buona volontà che non risparmiano sforzi per spezzare questo blocco."
La strada intrapresa invece, lastricata di sangue e macerie, condurrà la gente qualsiasi al macello. E i suoi capi alla sconfitta. In primo luogo alla sconfitta umana.

sabato, dicembre 27, 2008

UN POST DEDICATO: IL DISTURBO NARCISISTICO DELLA PERSONALITÀ

Voglio chiudere l'anno con un post dedicato.
Sì, dedicato a un disturbo della personalità che, finchè resta un capitolo del manuale di diagnosi psicoanalitica, ti sembra un problema tra i tanti che devi prepararti ad affrontare nel tuo lavoro di psicologo.
Ma quando diventa un incontro importante, quando si materializza nelle forme della persona cara che credevi di conoscere, quando cioè hai di fronte il manuale in carne e ossa, allora non sai se prendere le distanze dal narcisista o dal manuale.
Ma tant'è.
Così, alla fine del mio 2008, voglio lasciare traccia dell'incontro riportando in questo post un pezzo di manuale. A futura memoria.
Non si sa mai: si dovesse materializzare di nuovo...
BUON ANNO A TUTTI!


IL DISTURBO NARCISISTICO DELLA PERSONALITÀ

La caratteristica essenziale del Disturbo Narcisistico di Personalità è un quadro di tendenza alla superiorità, necessità di ammirazione e mancanza di sensibilità per gli altri.
Gli individui con disturbo narcisistico hanno, per la maggior parte del tempo, un’alta considerazione di sé. Essi abitualmente esagerano le proprie capacità, apparendo spesso presuntuosi. Credono di essere speciali, superiori, di dover essere soddisfatti in ogni loro richiesta e di avere diritto ad un trattamento speciale.
Si aspettano che anche gli altri riconoscano il loro status di persone speciali e, nel caso in cui questo accada, li idealizzano. Viceversa se gli altri mettono in discussione le loro qualità reagiscono con rabbia, risultando incapaci di mettersi in discussione ed accettare le critiche.
Gli individui con disturbo narcisistico di personalità generalmente hanno difficoltà a riconoscere che anche gli altri hanno desideri, sentimenti e necessità. Credono che le proprie esigenze vengano prima di ogni cosa e che il loro modo di vedere le cose sia l'unico giusto universalmente, mostrando indifferenza rispetto al punto di vista degli altri e incapacità di coglierlo. Così, per esempio, gli individui con disturbo narcisistico possono pretendere di evitare di fare la fila e di essere serviti immediatamente da commessi e camerieri. In ogni caso, anche se non lo pretendono, si infastidiscono oltre modo quando si trovano a dover rispettare le attese, le regole condivise, mal tollerando di non veder soddisfatti subito i propri bisogni.
Le relazioni interpersonali sono dunque tipicamente compromesse a causa di problemi derivanti dalle eccessive pretese, dalla necessità di ammirazione e dal relativo disinteresse per la sensibilità degli altri. Gli individui narcisistici, infine, sono spesso invidiosi degli altri, o credono che gli altri siano invidiosi di loro. Tendono a vedere gli altri in chiave competitiva e a lottare per stabilire e mantenere una posizione di supremazia.
Molto spesso, negli alti ruoli di qualunque gerarchia (aziendale, istituzionale, ecc.), troviamo soggetti con personalità narcisistica, in quanto le loro caratteristiche sono funzionali alla competizione sul lavoro. Ottengono elevati risultati senza rendersi conto di quanto molte persone facciano le spese dei loro atteggiamenti o rimangano ferite da essi.
Nelle relazioni interpersonali sono fallimentari. Scelgono generalmente partner deboli e sottomessi, che li ammirano e li fanno sentire importanti. Dopo un po’ di tempo, però, si annoiano, si sentono insoddisfatti e vanno alla ricerca di nuovi flirt, volti a stimolarli nuovamente, oppure tentano di trasformare il/la partner, manipolandoli a loro piacimento. Anche in amore vivono con un costante senso di competizione e il gusto che traggono dalla relazione e principalmente quello di conquista della “preda”. Vivono le relazioni sessuali con forte ansia da prestazione, il che talvolta li rende vittima di disfunzioni sessuali, che per loro costituiscono una tragedia.
Nei rari casi in cui entrano in relazioni con una persona “al loro livello”, che non li ammira, a cui sono loro ad attaccarsi veramente, soffrono di un’elevata ansia d’abbandono e, nel caso di una rottura, sprofondano nella depressione. Stessa sorte tocca loro nel caso in cui ottengano pesanti fallimenti sul lavoro o perdano una competizione importante.
In ogni caso i narcisisti, anche quando hanno la sensazione di avere tutto ciò che desiderano (successo, amore, soldi, ecc.) si sentono costantemente insoddisfatti e attraversano fasi depressive cui non sanno dare una spiegazione.
La terapia del disturbo narcisistico è molto difficile, anche per la loro totale inconsapevolezza del disturbo e dell’effetto che esso provoca negli altri. In genere arrivano ad una terapia soltanto perché si sentono depressi, ma le tradizionali terapie antidepressive non hanno efficacia. La terapia cognitiva a medio-lungo termine (da 1 a 2 anni) offre qualche possibilità di miglioramento, sebbene sia molto difficile modificare una struttura di personalità e, in questi casi, anche conquistarsi la fiducia del paziente e mantenerla elevata.


Il bisogno di distruggere la coppia deriva da un'aggressività primitiva contro la coppia edipica. Questi conflitti inconsci possono essere portati alla patologia dalla relazione madre-bambino. L'aggressione provocata, innescata o rinforzata da una madre fredda e rifiutante, da una trascuratezza grave, precoce o cronica, da una madre dimentica dei bisogni emotivi e della vita interiore del figlio; un rinforzo secondario tramite i conflitti con il padre ( o l'assenza di una disponibilità da parte del padre ) possono indurre invidia e odio intensi verso la madre. L'odio per le donne e l'invidia per esse possono diventare un potente motore inconscio che intensifica i conflitti edipici. Questi uomini odiano inconsciamente la donna desiderata.

Ciò che le persone narcisistiche hanno in comune è un senso interiore e/o terrore di inadeguatezza, vergogna, debolezza e inferiorità. I loro comportamenti compensatori possono essere molto diversi, ma rivelano preoccupazioni simili.

Il costo più pesante di un orientamento narcisistico è l'arresto dello sviluppo della capacità di amare. Il bisogno soverchiante di essere rassicurati del proprio valore toglie ogni energia per gli altri, tranne che nella loro funzione di oggetti-sè ed estensioni narcisistiche. Il narcisista invia dunque agli amici e ai familiari messaggi ambigui: il suo bisogno degli altri è profondo, ma il suo amore per loro è superficiale.

I narcisisti tendono a denegare rimorso e gratitudine. Il rimorso per un proprio errore o un'offesa arrecata implica l'ammissione di un difetto; provare gratitudine per l'aiuto offerto da qualcuno vuol dire riconoscere il proprio bisogno.

Scuse sincere e ringraziamenti sentiti saranno quindi rigorosamente evitati o gravemente compromessi nella persona narcisista, con grande impoverimento delle loro relazioni con gli altri.

Ci si può chiedere se le personalità narcisiste possano amare solo se stesse. Come ha osservato van der Waals, non è che il narcisista ami solo se stesso e nessun altro: egli ama male se stesso come ama male gli altri.

Nell'esame delle dinamiche sottostanti è di centrale importanza l'invidia preedipica, cioè una specifica forma di rabbia e di risentimento contro un oggetto di cui si ha bisogno ma che viene vissuto come frustrante o rifiutante. La cosa desiderata diventa così anche forma di sofferenza. Per reagire a questa sofferenza si sviluppa un desiderio cosciente o inconscio di distruggere, di sciupare e di prendersi con la forza ciò che viene rifiutato. La tragedia sta nel fatto che l'appropriarsi in modo rabbioso e avido di ciò che viene negato non porta alla soddisfazione, perchè l'odio per ciò che si desidera sciupa ciò che viene incorporato, e il soggetto finisce sempre per sentirsi vuoto e frustrato. Nello stesso tempo, dato che la bontà di ciò che l'altro ha da offrire è fonte d'invidia, la dipendenza da un oggetto d'amore diventa impossibile e deve essere negata. La personalità narcisistica ha bisogno di essere ammirata piuttosto che amata.

martedì, dicembre 23, 2008

AUGURI POVERI

Buon Natale a chi ha perso il lavoro;
Buon Natale a chi un lavoro non lo ha mai avuto;
Buon Natale a chi un lavoro lo ha e ringrazia Iddio per averglielo dato;
Buon Natale a chi cammina con le scarpe vecchie;
Buon Natale a chi impara, oggi, che Natale è Natale anche senza regali;
Buon Natale a chi fa regali a quelli che veramente ne hanno bisogno;
Buon Anno Nuovo a tutti quelli che sperano nella loro Buona Volontà...
http://www.spartacusquirinus.it/imago/babbonatale.jpg

venerdì, dicembre 12, 2008

...NOT IN MY NAME!

Seguo l'input di Oscar, blogger sempre attento e puntuale sui fatti, e vi segnalo dal CORRIERE DELLA SERA l'articolo che segue:

Clima, premio «della vergogna» all'Italia

Omaggio semiserio per la frase del premier e le minacce di veto al piano Ue. Prestigiacomo: se ne pentiranno

POZNAN (POLONIA) - Per la seconda volta nel giro di una settimana l'Italia ha dovuto incassare il «Fossile del giorno», il premio della «vergogna ambientale» dato ai Paesi che adottano i peggiori comportamenti nei processi negoziali sul cambiamento climatico: omaggio semiserio del Can, la rete che riunisce centinaia di organizzazioni ambientaliste di tutto il mondo. Il premio, questa volta, e' stato attribuito personalmente al presidente Silvio Berlusconi, per la sua frase, citata fra il divertimento generale dei molti partecipanti al convegno di Poznan, secondo cui «quando uno ha la polmonite non va dal barbiere a tagliarsi i capelli».

PAROLE FUORI POSTO - Fuori di metafora, hanno spiegato gli organizzatori del «Fossile», interpretando il pensiero del premier italiano, Berlusconi intendeva dire che in tempo di crisi economica non si dovrebbero tagliare le emissioni dei gas serra. «Evidentemente il premier italiano non si e' reso conto che il malato deve uscire non per andare dal barbiere, ma perche' la casa brucia», hanno aggiunto. A parte l'atmosfera goliardica che caratterizza le assegnazioni dei Fossili, la nuova frecciata del Can all'Italia esprime la preoccupazione del mondo ambientalista internazionale che il veto italiano possa fare saltare il pacchetto climatico in discussione a Bruxelles e che questa eventualità, esplicitamente minacciata da Berlusconi, possa a sua volta innescare un effetto domino, mandano all' aria anche il negoziato gestito dalle Nazioni Unite per arrivare a un rilancio del Protocollo di Kyoto ormai in scadenza (2012).

LA REAZIONE DEL MINISTRO- Se Berlusconi ha usato l'accetta, dicendo chiaro e tondo che non subordinerà gli interessi dell'industria italiana alle ferree regole del pacchetto clima voluto dalla Commissione Europea, il ministro dell' Ambiente Stefania Prerstigiacomo, in una conferenza stampa tenuta ieri sera a Poznan, ha usato il fioretto. «Noi non vogliamo smentire il ruolo di traino finora giocato dall'Unione Europea nell' ambito della trattativa climatica -ha dichiarato il ministro -. E stiamo lavorando seriamente affinché entro l'anno prossimo a Copenhagen si raggiunga un accordo veramente globale, con l'inclusione dei maggiori emettitori di gas serra come gli Stati Uniti, la Cina e l'India. Ma intanto facciamo un discorso di equità: il pacchetto clima, cosi' come era stato formulato, era iniquo per il nostro Paese. Interi settori produttivi correvano il rischio di essere chiusi o delocalizzati. Procedere con gli occhi chiusi sarebbe stato scandaloso. Non è vero che il nostro Paese è isolato. Altri Paesi condividono le nostre stesse preoccupazioni, solo che noi le abbiamo espresse in modo piu' diretto, trasparente». Quanto al «Fossile»la Prestigiacomo ha reagito in maniera piuttosto piccata: «Si pentiranno amaramente di questa assegnazione», senza altro aggiungere. «Comunque -ha concluso il ministro riguardo all'esito della trattativa parallela in corso a Bruxelles- spero davvero nella buona notizia finale, cioè nella possibilità di un accordo equo e condiviso".

Franco Foresta Martin
11 dicembre 2008